Comunicazione di servizio
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TRASLOCO...
Cari bloggers,
viste le difficoltà insite in questo tipo di piattaforma, abbiamo fatto un tentativo di trasloco sul splinder. Ci trovate all'indirizzo http://lauraetlory.splinder.com
Ovviamente, almeno per il momento, tutti e due i blog saranno attivi. Il trasloco potrebbe diventare definitivo una volta trasferiti i link da una parte all'altra e, visto che siamo due sonore schiappe con l'informatica, non è detto che la cosa sia poi così semplice.
Tutto ciò è stato fatto per consentirci di interagire con tutti voi come vorremmo e senza limite nel numero dei commenti da scambiare.
A presto o qui o lì...
QUANDO A TORDI E QUANDO A GRILLI...
Non so quanti di voi conoscono il detto del titolo: il senso è che un giorno non scrivo niente e il giorno dopo troppo. Però lo spunto di oggi era troppo gustoso per tralasciarlo. Parliamo della polemica sulla pubblicità di Dolce e Gabbana che istigherebbe allo stupro. La comunicazione pubblicitaria, ormai da parecchio tempo, ha travalicato i comuni confini della decenza. Dolce e Gabbana arrivano buoni ultimi dopo Roberto Cavalli e i suoi serpenti fallici, Cesare Paciotti con le sue scarpe fetish indossate da donne completamente nude e in pose da kamasutra (domanda: ma le scarpe chi le guarda?), alcune marche di pneumatici o di aggeggi per l'automobile (indimenticabili le modelle discinte a cavallo di un'enorme candela!), alcune marche di profumi (Charlize Theron che si spoglia di tutto, fuorché del suo J'adore...) e via istigando a vedere le donne come merce non certo più costosa della scarpa, della borsa, del vestito, del profumo e altrettanto fruibile. Domani è l'8 marzo, altra grande mercificazione della donna. Domani tutti ci daranno gli auguri, come ci fosse qualcosa da festeggiare. Come se oggi o dopodomani fossimo meno donna che nella data preposta al disboscamento intensivo delle mimose. A me le pubblicità sessuali fanno venire la voglia di fare qualcosa, di oppormi, di farmi sentire... di capire. Perché se è vero, come è vero, che Dolce e Gabbana fatturano per il 60% nel reparto donna, allora vuol dire che alle donne quella modella bellissima spinta a terra da un modello altrettanto bello e tenuta per i polsi in rassegnata (o vogliosa?) attesa di quel che potrebbe seguire, piace. Vorremmo essere al suo posto. Perché? perché è bella? perché è vestita come noi non potremo mai? perché il modello è un figo della madonna? perché tutti quei maschioni la concupiscono? perché ci hanno insegnato che il valore di una donna si misura in base a quanti maschi riesce ad irretire? Qualcuno mi risponda, per favore. Io tanto rinuncio a comprare da Dolce e Gabbana (bella forza, non me lo sarei mai potuto permettere!)
UN ASSAGGIO DI NEW YORK
E' con piacere che ho accolto la vostra proposta di pubblicare un intero brano del nostro "New York 1920 - Il primo attentato a Wall street". La scelta non era facile, cercavo qualcosa che desse un assaggio dell'atmosfera degli Anni Ruggenti, che introducesse i personaggi, che avesse un impatto emotivo... Poi ho pensato che c'erano alcune pagine che, seppure in maniera ridotta, potevano aiutarvi a familiarizzare un po' con i personaggi, con i loro sentimenti, con il loro modo di essere prima di essere travolti da avvenimenti che cambieranno per sempre il corso delle loro vite. Nel brano che segue troverete Eugenio e sua sorella Cecilia, i due ragazzi che lasciarono Napoli alla ricerca di una nuova vita in Ammerica, ma anche Lisbeth e Sidney, coloro che li aiuteranno ad integrarsi in un paese straniero con la forza dell'unico sentimento che non ha nazionalità...
Lisbeth percorse con un lungo e minuzioso sguardo la figura che se ne stava dritta e rigida al centro del suo ufficio, in piedi davanti alla scrivania. I capelli neri raccolti a crocchia, le sopracciglia folte sui grandi occhi neri tenuti pudicamente fissi sul pavimento, neanche un filo di trucco, due cerchietti di metallo ai lobi forati, una camicia bianca che aveva visto tempi migliori, una gonna lunga fino ai piedi che una volta doveva essere stata nera, uno scialle che doveva aver richiesto molto lavoro a colei che lo aveva confezionato all’uncinetto, al collo un filo con una medaglietta nascosta dentro l’allacciatura della camicia.
“Cristo Sidney! Sembra un quadro antico, roba da conquista del West!”, commentò Lisbeth accendendo la sigaretta infilata nel lungo bocchino.
Girò intorno a Cecilia. Era alta anche se, ne era sicura, non indossava tacchi. Ma con quegli stracci addosso non si riusciva a capire che forma avesse, se il corpo, sicuramente magro, fosse ben fatto o meno.
“Per lo meno è pulita. Sei sicuro che non sverrà dalla vergogna quando le avrò mostrato la divisa che deve indossare?”
Era tornata alla scrivania. Sidney si era seduto sul bordo.
“Non preoccuparti. Che ne diresti, piuttosto, di parlare di soldi?”
“Non fare il furbo con me, Sid, le tariffe le conosci: un dollaro a sera e può tenersi le mance. A patto che riesca a guadagnarsele.”
Cecilia era rimasta immobile, ad ascoltare. Non capiva una parola ma le piaceva il suono di quella lingua, il modo in cui la parlava quella donna elegantissima che teneva tra le dita un lungo bocchino di madreperla. Le invidiò i luminosi occhi verdi accuratamente truccati, i lunghi orecchini geometrici di strass, i lucenti capelli castani raccolti in uno chignon basso sulla nuca, il meraviglioso vestito verde smeraldo incrostato di ricami scintillanti. Ma soprattutto le invidiò la complicità con Sidney, il modo in cui si guardavano, si toccavano quando erano vicini. Si sentì drammaticamente divisa tra la sofferenza per ciò che non avrebbe mai potuto avere e la gioia per il mondo nuovo che le si stava aprendo davanti.
Qualcuno bussò alla porta e ne fece capolino Mike.
“Scusami Lisbeth, qui fuori c’è un dago vestito di stracci che non capisce una parola. Ripete solo il tuo nome. Lo faccio passare?”
“Buttalo fuori a calci.”
“No”, si intromise Sidney. “Scommetto che è Eugenio, il fratello di Cecilia…”
Lisbeth gli scoccò un’occhiata infastidita.
“Sid, non vorrei che per farti un favore con questa qui, io debba trasformare il locale nella casa dell’emigrante!”
“Allora?”, chiese Mike.
“Fa passare questo tizio, altrimenti non ne veniamo fuori”, sospirò.
Cecilia li guardava interrogativa.
“Hai detto tu a Eugenio di venire qui?”, le domandò Sidney.
“No, non sapevo neanche l’indirizzo…”
In quel momento il ragazzo entrò. Si guardò attorno poi si tolse la scoppola, appallottolandosela in mano.
“Eugenio, questa è la signora Lisbeth Temperley, la padrona di questo locale.”
L’esame fu reciproco. Eugenio era sporco e sudato, veniva direttamente dal lavoro, ma le rivolse un cenno di saluto con la testa, da pari a pari. I lucidi capelli neri assecondarono quel gesto e gli calarono sulla fronte, senza spegnere l’intensità dei suoi occhi azzurri. Non indugiò su Lisbeth, si rivolse a Sidney.
“Aggio fernito o’ turno. Songo venuto a piglià sorema”, disse.
Sidney guardò il quadrante del suo orologio, erano le cinque e mezza del pomeriggio, Eugenio aveva sulle spalle dodici ore di lavoro e lui mai si sarebbe aspettato di vederlo piombare lì, sudato e impolverato.
“Come ci hai trovato?”
“Pare che questo posto, e la padrona sua, lo conoscono tutti. Avete finito?”
“Non ancora. Cecilia deve provare la divisa.”
Il tono di Sidney era neutro, ma Cecilia vi lesse comunque il fastidio. Lo stesso che provava lei al pensiero che Eugenio fosse lì, a giudicare l’abito che le avrebbero fatto indossare.
“Ora?”, chiese, sperando di poter rinviare.
“Ora.”
Lisbeth la affidò ad una delle sue ragazze.
“Non ci vorrà molto”, disse. “Il tuo amico fuma?”
Girò l’elegante scatola di madreperla piena di sigarette verso Eugenio. Il ragazzo accettò l’offerta e Sidney gli porse il proprio accendino dopo aver acceso un’altra sigaretta a Lisbeth. Lei ne prese una lunga tirata attraverso il bocchino, senza staccare gli occhi da Eugenio: era alto quanto Sidney e, al contrario di sua sorella, si vedeva che aveva spalle larghe e bacino stretto. Le mani, abbronzate come la faccia, erano grandi ma non rozze, aveva le dita lunghe.
“Qualcuno dovrebbe proporre al governo di utilizzare la quarantena a Ellis Island per insegnare la lingua a questi poveracci. Non mi piace escludere la gente dalla conversazione, ma non ho la tua stessa facilità con le lingue, Sid.”
“Se vuoi posso farti da interprete, ma dubito che tu ed Eugenio abbiate qualcosa in comune.”
“E tu e la colombella? Che avete in comune?”
Sentiva gli occhi di quello sconosciuto su di sé, sembrava che stesse studiando ogni suo atteggiamento. Ricambiò il suo sguardo attraverso una nuvola di fumo e nessuno dei due si decise ad abbassare gli occhi finché l’aprirsi della porta del bagno non portò la loro attenzione su Cecilia.
Ive, la segretaria di Lisbeth, le aveva truccato gli occhi con marcate linee nere e le aveva fatto indossare calze di sete operata, scarpe con il cinturino alla caviglia e il tacco alto e un abito di raso rosso fiammante, il colore del locale. Aveva esili spalline e le si appoggiava morbido sui fianchi, trattenuto da una fascia ricamata in oro. La gonna aveva ampi spacchi laterali e arrivava poco oltre il ginocchio.
Per un attimo nessuno parlò nella stanza. Cecilia aspettava soprattutto il verdetto di Eugenio.
“Fantastica!”, mormorò Sidney, accarezzandola con lo sguardo. Lui quel corpo lo aveva sentito attraverso la stoffa degli abiti, ricordava ancora la compattezza di quei seni sotto le mani e adesso li distingueva, accarezzati dalla stoffa lucente.
“Lasciati dire che vedi ben al di là delle apparenze”, commentò Lisbeth. “Se tu non ci tenessi tanto, sarebbe uno splendido articolo per le stanze del piano di sopra!”
Il viso di Eugenio era imperscrutabile e la sua indifferenza fu ciò che, più di qualsiasi parola, ferì Cecilia.
Rifiutarono il passaggio che Sidney offrì loro a bordo della sua Ford T coupè e, poco dopo, furono a bordo di un tram affollato diretto a Little Italy. Il sole si avviava al tramonto.
PROMESSE
Che dire? Sono commossa. L'idea di aprire questo blog è nata proprio a seguito del romanzo NEW YORK 1920 - IL PRIMO ATTENTATO A WALL STREET, poi è subentrato il pudore. Mi piaceva parlare con voi, venirvi a cercare nei vostri blog, scambiare due chiacchiere e mi sembrava che i temi generali fossero più interessanti, e meno egocentrici, del romanzo mio e di Loredana. L'idea degli incipit me l'ha data Paolo Ferrucci del quale sto disperatamente cercando il libro MISTERO ETRUSCO ma ancora non l'ho trovato. Lui l'ho conosciuto tramite le ALI D'ARGENTO di Ilaria che mi hanno guidata verso LUCE NELLA RETE, verso REMO, verso Melchisedec, verso Diego D'Andrea... E' questo che volevo da un blog, è questo che ho cercato di dire nei post dei primi mesi, quando sembrava che un blog fosse solo un'isoletta in un arcipelago di isolette ognuna chiusa nel suo spazio. Sono contenta e vi prometto solennemente che quanto prima posteremo un brano del romanzo, nella speranza che vi incuriosisca al punto da volerlo leggere. Da parte mia prometto anche che da oggi in poi, è un'idea che mi frulla nel cervello da parecchio, per la verità, comprerò solo romanzi di autori semisconosciuti e di piccole case editrici. Qualcuno deve cominciare a farlo. E poi ne farò le recensioni che potranno anche essere stroncatorie, ma almeno ci saranno.
P.S. vi segnalo la segnalazione di N.Y. 1920 uscita su VIVIROMA WEB MAGAZINE http://www.viviroma.tv/documenti/2007/02_febbraio2007/libri_feb.html
INCIPIT OF NEW YORK
Quelli che seguono sono gli incipit dei ventisei capitoli (per la verità 24 più prologo ed epilogo) del nostro romanzo “New york 1920 – il primo attentato a Wall Street”. Lo scopo è darvi un assaggio dell’atmosfera l libro del quale, me ne sono resa conto adesso, vi ho parlato ben poco.
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La tovaglia di lino, ricamata a mano da sua nonna, era uno dei pochissimi lussi che avessero mai potuto permettersi...
The Fire Drop doveva ancora aprire, ma Lisbeth era lì fin dal primo pomeriggio.
Il loro bagaglio non era diverso da quello di tutti gli altri che stavano attraversando con passo incerto la vacillante passerella…
La voce calda e sensuale di Glenda arrivava fin nello studio di Lisbeth.
I giorni si trascinavano lenti a bordo della “F. Palasciano”.
Perfino il sole saliva con un senso di spossatezza in quel cielo terso, cosparso di rapide nuvole candide.
Un pallido sole, che stentava a trovare spazio in un cielo coperto di nuvole, mandò i suoi raggi attraverso la camera da letto di Lisbeth.
Era stato un incubo. Le rapide parole di Sidney sul ponte del piroscafo non erano state sufficienti a farle capire cosa sarebbe successo…
Rimanere chiusa nel suo ufficio, tra carte, documenti, fatture e mozziconi di sigarette che si ammonticchiavano nel posacenere di alabastro…
Le indicazioni di Sidney erano state scrupolose. Ma trovare Mulberry Street non era stato facile.
A Cecilia sembrava di essersi appena coricata quando una voce acuta e sgradevole la strappò dal sonno.
Era una visita che si aspettava da qualche giorno quella che Mike le annunciò…
La sera prima, al momento di cominciare il proprio turno di lavoro, Cecilia era stata fermata da Priscilla…
Ognuno per la sua strada. Questo aveva pensato Eugenio quando aveva sentito sua sorella chiudersi alle spalle la porta…
Quell’acquazzone estivo aveva tutta l’aria di voler trasformare la strada in un fiume.
Dire che si aspettava quella convocazione a Broad Street, era sbagliare di poco.
Andava riconosciuto a Priscilla che a letto avrebbe dato dei punti anche alla puttana più navigata.
Cecilia non sentiva sua quella casa. Le sue cose erano ancora tutte riposte in una vecchia valigia…
Era rimasto sorpreso dall’iniziativa presa da Lisbeth. Non che da una donna come lei non si aspettasse uno spirito battagliero.
Lisbeth stava facendo colazione in terrazzo, all’ombra della tenda a strisce bianche e blu, quando Meggy le portò il telefono.
Era stata la notte più lunga della sua vita. Un medico fidato aveva visitato Cecilia…
Lisbeth si era assopita. Quelle sue giornate da convalescente avevano un andamento nebuloso…
Cecilia aveva chiesto e ottenuto che quella notte, la loro prima notte di nozze, la trascorressero a casa loro, nel loro letto.
La sinagoga di Elridge Street, dove Sammy Goldstein aveva organizzato il servizio funebre per Freddy, sorgeva ad un passo da Little Italy…
Era andato tutto bene. Troppo. Cecilia aveva cominciato a pensarlo in quel 16 settembre di ventuno anni prima…Spero che almeno uno di questi abbia la forza di incuriosirvi. A presto.
NON SI POTEVA EVITARE... SANREMO!
Lo so, non ve l'aspettavate, ma non ho potuto evitarlo. Essendo io la lingua tagliente della Vita in Diretta, incaricata di dire peste e corna del 57° festival della canzone, adesso vi beccate il post riassuntivo di queste prime tre serate. Andiamo in ordine di importanza:
Michelle Hunziker esterna come neanche il Cossiga dei tempi d'oro. Ci informa sulle sue preferenze sessuali, sulle sue vicende gastriche, sul gergo romantico del suo primo fidanzato, sulle 500 rose rosse anonime che le hanno invaso il camerino. Soprattutto ci impone le sue velleità canore, del tutto inadeguate ad un simile palcoscenico. Voto: 8 perché riesce a fare tutto questo continuando ad essere la più amata dagli italiani!
Pippo Baudo è la vittima sacrificale, della Hunziker, di Del Noce, del ministro costretto a rivedere i tetti di spesa. E, proprio per questo, ci è simpaticissimo. Voto: 9 perché fare un festival e farlo bene non è mai stato facile (chiedetelo al povero Panariello!)
Daniele Silvestri: la sua PARANZA è semplicemente geniale. 10+
Milva: è stata furba a scegliersi Faletti come autore. Bella interpretazione anche se il titolo SHOW MUST GO ON rimanda a Freddy Mercury. E Freddy è sempre Freddy. 7+
Leda Battisti: ma non si poteva evitare? 4
Simone Cristicchi: chapeau ad uno dei testi più belli di questo festival. 9
Fabio Concato: tema interessante (la disoccupazione a 50 anni), esecuzione dignitosa. 6
Piero Mazzocchetti: c'era bisogno di un altro Bocelli? 5
Mango: lui rimane se stesso nei secoli, piacevole all'ascolto. 7
Stadio: anche loro rimangono fedeli a se stessi, però la canzone è carina. 7+
Amalia Gré: lo so che mi attirerò molte critiche, ma la trovo assolutamente narcolettica! 4
Zero Assoluto: nomen omen e non aggiungo altro. 0
Tosca: una canzone spettacolo, un film in tre minuti. Bravissima. 8
Velvet: la canzone si intitola TUTTO DA RIFARE, devo dire altro? 4
Nada: ansiogena e inquietante. 5
Paolo Meneguzzi: beh, sa fare di meglio, comumque... 6
Albano: prendete il Renato Zero più retorico (io lo adoro, ma quando è retorico lo è con la R maiuscola!), aggiungete l'inno nazionale sovietico, mescolate con gli acuti stridenti del signor Carrisi e otterrete la peggior canzone di questo festival. 3
Antonella Ruggero: il tema dei bambini nelle guerre non si adatta al festival. Lei ha una grande voce e una grande intensità, ma si veste come lo Yoda di Guerre Stellari (ha anche la stessa espressione, a guardar bene) e assume l'atteggiamento di chi è venuto a portare il verbo. Molto meglio VACANZE ROMANE. 7
Paolo Rossi: Domanda: ma se Rino Gaetano non aveva ritenuto la canzone degna di essere cantata, chi siamo noi per tirargliela fuori dal cassetto? In Italia si starà pure male, ma se Paolo Rossi canta, è anche peggio. 5
Johnny Dorelli: è vecchio, ma la voce mette ancora i brividi. Fosse pure solo per questo...8
Facchinetti padre e figlio: spero che i Pooh espellano dal gruppo Roby dopo questo duetto infamante con Francesco che è la negazione stessa della musica. 2
Marcella e Gianni Bella: sono più vecchi loro di Milva e Dorelli insieme. 3
e per concludere vorrei che, se non l'avete sentita, andaste a leggere il testo di PENSA la canzone di Fabrizio Moro, categoria giovani: pensa, prima di sparare, pensa... Di lui, se c'è un premio per il talento, si sentirà ancora parlare.
RISPOSTE DI LORY
Carissimi Ilaria e Diego,
mi dispiace che abbiate preso il mio post come un attacco personale. Il mio intervento era volto a richiamare l’attenzione dei visitatori sulla mia presenza nel blog. Non siete i primi a dichiarare che non vi eravate accorti che a scrivere fossimo in due. E’ vero che dopo tanti anni di lavoro comune è difficile per un lettore accorgersi se a picchiare sui tasti sia stata io o Laura, e questo certamente gratifica il nostro sodalizio, ma è altrettanto vero che io e Laura siamo diametralmente opposte e non accade spesso che la si pensi allo stesso modo su ciò di cui ci capita di discutere. Ora, ammetto che per chi non ci conosce fare un distinguo non è facile ma ritengo sia necessario se lo scopo di un blog è quello di farsi conoscere, di entrare in contatto con modi di essere e di sentire diversi. Sarò più chiara, io devo sapere se a scrivere una determinata cosa è stato Andrea o Ilaria, altrimenti come faccio a farmi un’idea di ognuno di voi? Accetto la critica sul termine snobismo, è un po’ forte ma del resto la mia voleva essere una provocazione… (ma da qui, Diego, a considerarlo un insulto alla tua intelligenza il passo è lungo…) In quanto ai vostri blog vi assicuro che li ho visitati più spesso di quanto immaginate, ho commentato con Laura i vostri post, ma non mi sono rivelata perché… perché mi sentivo come se vi avessi conosciuto a casa della mia amica e mi fossi presa la briga di venirvi a trovare senza essere invitata. Che dirvi di più? A te, Ilaria, che non sei obbligata a commentare i miei post, ma avrò piacere che tu lo faccia se hai qualcosa da dire, e a te, Diego, che forse malgrado la differenza di età e sesso abbiamo qualcosa in comune: una buona dose di suscettibilità …:-)
Spero che la mia risposta sia stata esauriente e che l’ascia di guerra sia tornata sotto un bel paio di metri di buona terra.
Vi auguro un piacevole week end.
Lory
VOLTI DI DONNA... un commento
(foto tratta dal sito Saartsemerging)
Mi ero chiesta come mai nessuno di voi, così sensibili a mille problematiche, avesse avuto nulla da dire sul post VOLTI DI DONNA. Oggi è arrivato un commento anonimo, da Sil, proprio su quel post. Lei o lui, non so, solleva il problema delle madri assassine che considera la peggior espressione di crudeltà data al mondo. E' un tema forte, sul quale abbiamo riflettuto spesso anche io e Lory, meditando di scriverne un romanzo. Poi ci è sembrato prematuro e incanalato sull'onda lunga di Cogne e quindi... Comunque, grazie a Sil, della visita, della lettura e del commento. Spero che tornerai a trovarci. Invece a voi che siete ormai ospiti frequenti e graditissimi, lancio il tema delle madri assassine, perché secondo me merita...
p.s. date un'occhio al post precedente a questo e ascoltate un consiglio: Lory è una persona dolcissima, ma se sfodera gli artigli, altro che Freddy Krueger. Quindi meditate anche sul bellissimo tramonto che vi ha regalato e COMMENTATE!
I FATTI SECONDO LORY 10
Eccomi giunta al mio decimo post, e sono anche riuscita a pubblicare la foto... credo.
Questa volta non voglio dirvi niente, intanto perchè l'immagine parla da sola e poi per punire un certo snobismo da parte di alcuni di voi. Sarò più chiara: possibile che, tranne Matteo, nessuno voglia mai condividere i miei pensieri? Se è così, guardate attentamente la foto e il post scrivetelo voi!
Lory
NON UNO SCRITTORE, UN LIBRO...
C'era come la sensazione che mentre gli uomini vanno e vengono, nascono e muoiono, i libri invece godono di eternità. Quand'ero piccolo, da grande volevo diventare un libro. Non uno scrittore, un libro...
da Una storia d'amore e di tenebra di Amos OZ
Ho letto un'intervista a questo grande scrittore israeliano e mi hanno colpito queste parole:
domanda: può immaginare la sua vita senza scrittura? risposta: no. Scrivo da sempre, da quando avevo cinque anni. Senza scrivere non potrei vivere.
domanda: e se nessuno la leggesse? risposta: Scriverei ugualmente. Devo.
E' esattamente quello che ho sempre pensato e provato sulla mia pelle. Ho smesso di scrivere, in un certo momento della mia vita, pensando che ciò che stavo vivendo fosse più importante. Ma quando sei uno scrittore dentro, la vita vera non si nutre di sangue, ma di inchiostro. Devo scrivere, anche se in Italia i libri non si vendono, anche se ad ogni presentazione ti senti come la signora che organizza le riunioni della Tupperware e cerca di spacciare le ciotole di plastica che non servono a nessuno, anche se l'editore non si impegna e chi potrebbe non ti aiuta. Devo scrivere e c'è poco da aggiungere.
LIBRI, COMMENTI E RISPOSTE
Ho visto che nei blog che frequento abitualmente è uso corrente scambiare commenti e risposte a raffica. Piacerebbe anche a me farlo, ma il form di questo blog è piuttosto sfigato e non lo consente visto che visualizza un tot di commenti e non più. Questo per spiegare che adoro i vostri commenti e ne colgo spunti per i post a seguire. Li leggo con attenzione ma non rispondo direttamente perché non posso. Per esempio, mi sarebbe piaciuto rispondere alla mia coinquilina di blog, Loredana, nel suo sfogo circa le categorie che la annoiano mortalmente. Lo faccio qui, perché, ohibò, mi riconosco in parecchie di quelle categorie: i buoni (sono buonissima, giuro), i samaritani (mi piace aiutare il prossimo), gli ottimisti (l'ottimismo è il sale della vita, che diamine!), i capaci (sono capace a fare un sacco di cose), anche i superbi, vah! Quindi mi sono chiesta: come fa Loredana a sopportarmi da un sacco di anni a questa parte? Gliel'ho chiesto ieri sera ed ho scoperto che mi è stata concessa una deroga speciale, ma non illimitata, quindi se non voglio essere bollata come "persona non grata" devo stare attenta a dove metto i piedi... Scherzo, naturalmente (forse Lory no, ora che ci penso). Avete dato un'occhiata al profilo? Ecco, volevo contestare la categoria sto leggendo. Il gerundio è un tempo verbale che indica il work in progress, però io sono talmente veloce nella lettura che dire STO LEGGENDO è assolutamente inadatto. Ho letto è sicuramente più adatto per la mia bulimia letteraria. Quindi, ho letto: OLIVE COMPRESE (bocciato), AVORIO (promosso ma è troppo breve), COSA TI ASPETTI DA ME di Lorenzo Licalzi (ve lo consiglio), ASIA di Tiziano Terzani (consigliato anche questo, soprattutto se amate un certo tipo di giornalismo), QUESTA STORIA di Alessandro Baricco (bah, che vi devo dire? carino...), NOVECENTO sempre di Baricco (bello, innegabilmente), FULL OF LIFE di John Fante (bello, ve lo consiglio). E per il momento basta, anche perché mi sto rendendo conto di fare l'errore che ho imputato agli altri: recensire libri famosissimi! Però questa non è una recensione e mi sento di aggiungere LA NEVE SE NE FREGA di Luciano Ligabue. Adesso sono rimasta a corto di libri da leggere, ma è meglio. Così posso concentrarmi sul prossimo best seller che io e Lory stiamo scrivendo.
PROFILI
STIAMO LEGGENDO: La donna della domenica di Fruttero e Lucentini (Lory); Olive comprese di Andrea Vitali e Avorio di Matteo Gambaro (Laura)
ABBIAMO VISTO: Doctor House, immancabilmente, tutti i venerdì, R.I.S., Lost (Lory); Doctor House, E.R., C.S.I., Grey's Anatomy, Cold Case e, crepi l'avarizia Bones (Laura). Come avrete notato usciamo molto la sera...
COSA LORY SI RIFIUTA DI VEDERE: Amici di Maria de Filippi, Sanremo, Notti sul ghiaccio, Distraction, Mi manda RaiTre (ho sviluppato allergia) e Chi l'ha visto? Io no, mai, giuro!
COSA LAURA E' COSTRETTA A VEDERE: Notti sul ghiaccio (dal vivo tutti i sabato sera), Il Festival di Sanremo (per tutta la settimana) e tutti gli show dove i cosidetti VIP esternano il meglio di loro.
ODIO: vi rimando al post immediatamente precedente questo (Lory); l'insaziabile sete di apparizioni televisive di alcuni dei miei colleghi (Laura).
ADORO: le zeppole di San Giuseppe (Lory); il lunedì (Laura)
ABBIGLIAMENTO: questa stavolta la bypasso, mi da di hot line (Lory); sono nel periodo hippy, quindi gonnellone zingaresco e orecchini a lampadario (Laura)
CI PIACEREBBE CHE CI REGALASSERO: un viaggio in Irlanda per festeggiare l'...esimo anniversario della nostra amicizia (Lory e Laura)
CI PIACEREBBE CHE CI RUBASSERO: l'ultimo regalo di mia suocera (Lory); la mia capacità di risolvere sempre e comunque i problemi di lavoro (Laura)
CI PIACEREBBE RUBARE: uno yacht per farmi una crociera nel Mediterraneo (Lory); un collier di diamanti da qualche migliaio di carati (Laura)
ABBIAMO FATTO OGGI: ho parlato con i professori di mio figlio, sigh! (Lory); ho trascorso le mie solite sei ore in una saletta di montaggio (Laura)
IL PENSIERO DI OGGI (riferito a quanto sopra): che palle!!!
IL CONSIGLIO DEL GIORNO: fate come noi, chiudete la giornata facendo qualcosa che vi piace.
I FATTI SECONDO LORY 9
Ho promesso ad un amico ( spero di poterlo considerare tale nonostante la nostra conoscenza si limiti a scambi di post e a quanto sappiamo uno dell’altra dalle parole di un’amica comune) che gli avrei spiegato quali sono le cose che mi fanno addormentare. Tutto è partito da una battuta ma, come succede spesso nella vita, dalla comicità si cade nel serio e così…
Mi inducono al sonno i falsi filosofi, sempre pronti a scandagliare fatti ed eventi alla ricerca dell’essenza di una vita che gli sta stretta; i pensatori, concentrati sulle idee a tal punto da lasciarsi scorrere tra le dita come aria la realtà che li circonda; i saggi, elargitori di consigli non richiesti, sordi alle altrui motivazioni e ai richiami del cuore; gli interventisti, primi a scuola e ultimi nella vita, nascosti dietro gli altri e visibili solo quando si tratta di salire sul carro dei vincitori; i samaritani, protesi alla salvezza del prossimo nel vano tentativo di riscattare se stessi aiutando gli altri; i moralisti, incapaci di vivere emozioni e sentimenti e per questo inclini a giudicare gli altri; gli analisti ( sottospecie dei filosofi), che trascorrono la vita ad investigare presente, passato e futuro e alla fine vengono inghiottiti dal vuoto di cui sono fatti; i buoni, perché dimenticano troppo spesso che senza i cattivi non esisterebbero; gli ottimisti, che occultano la paura di vivere dietro un sorriso a 360°; i seri, che hanno perso la capacità di esorcizzare il dolore con l’umorismo; i capaci, che sanno fare tutto e fanno tutto senza amore; i superbi, destinati al suicidio il giorno che scopriranno di non essere stati d’aiuto a nessuno, neanche a se stessi; gli aggressivi, che credono basti alzare per dare validità alle proprie idee; i super partes, che non prendono posizione per opportunismo; gli ultras che traslocano la vita su un campo di calcio; i fondamentalisti, a qualsiasi religione appartengano, perché hanno la pretesa di insegnare agli altri come vivere il proprio intimismo; i tradizionalisti, perché ci impediscono di crescere; gli integralisti (non in senso religioso, quanto piuttosto come stile di vita, li riconosci da quello che mangiano, bevono, leggono) perché si pongono dei limiti; gli educatori ( ruolo che riconosco solo ai genitori, i quali per altro sono inclini a demandare a nonni ed istituzioni scolastiche) perché sono allergica alla disciplina; gli emuli, perché mancano di originalità; i magnanimi, perché si concedono senza convinzione … e potrei continuare per ore ma credo di avervi già annoiato abbastanza. Tornando a bomba, tutti costoro mi inducono al sonno, perché quando penso a delle persone così, a quanto il mondo ne sia contaminato, a quanto le nostre esistenze ne siano infestate, vengo presa da un’irresistibile voglia di mettermi al letto, chiudere gli occhi e lasciarmi andare alla fantasia del sogno, meno realistica, spesso deleteria ma tremendamente rigenerante!
Spero di non avervi rovinato la giornata…
Lory
P.S. Un vero e proprio attacco di narcolessia me lo provoca il Corso di Scrittura di Alessandro Baricco edito dalla De Agostini!!!
KHODIA E ALTRI PENSIERI
Ieri, tornando a casa, ho trovato nella cassetta della posta una lettera che mi ha fatto molto piacere. Me la spediva Actionaid International per ringraziarmi di essere, ormai da tre anni, mamma a distanza di Khodia. Già tre anni, ho pensato mentre leggevo. Sembra ieri che, in occasione di un compleanno che, a torto o a ragione ritenevo fondamentale nella mia vita, ho deciso di farmi un regalo speciale: adottare un bambino a distanza. Non è stato facile trovare l'associazione che mi desse fiducia ma alla fine ce l'ho fatta. La bimba si chiama Khodia, ha ormai sette anni, vive in un villaggio del centro Africa e ogni sei mesi ricevo una sua letterina con i disegni fatti a pennarello e qualche frasetta in francese che, devo dire, stento parecchio a decifrare più per la grafia che per la lingua. Ma non è questo l'importante. L'importante è che da tre anni a questa parte Khodia può contare su di me. Forse non la incontrerò mai, forse non saprà mai che faccia ho, però credo che sapere che una persona così lontana da lei abbia deciso di aiutarla, di farsi carico della sua istruzione e delle necessità primarie del suo villaggio, della sua famiglia, possa farla crescere con una concezione del mondo migliore di quella che potrebbero formarsi tanti altri bambini africani. Ed è questo quello che conta veramente, diffondere fiducia nel genere umano. La foto che ho annesso ritrae i monti del Nepal e il collegamento tra l'Africa e il paese sul tetto del mondo passa attraverso il mio cuore, perché lì ho conosciuto gente che mette in pratica, ogni giorno e senza essere mai venuta in contatto con le Sacre Scritture occidentali, il comandamento: ama il prossimo tuo come te stesso. La famiglia Thapa, che mi ospitò in Nepal per un intero mese nel 2004, avrà per questo la mia eterna gratitudine, morale e materiale, perché mi ha insegnato cosa significa essere buoni con gli altri senza aspettarsi niente in cambio. Ce ne sarebbe di che parlare per mesi e consiglierei un viaggetto da quelle parti a parecchi sacerdoti cattolici che, tutti presi a dirci come e con chi dobbiamo fare sesso, hanno dimenticato la vera portata della loro missione. Credo che le religioni rivelate (cattolica, ebraica e musulmana) siano responsabili della maggior parte delle assurdità che si compiono su questo pianeta dalle crociate, alle guerre sante, alle presecuzioni, al conflitto perenne in Palestina e via di questo passo. Abbiamo avuto in sorte un dono enorme, che è il nostro cervello. Ma lo abbiamo usato per distruggere, più che per creare e capire. La prima vera arma atomica messa in mano al genere umano è stata la conoscenza. Se ne potevano trarre meraviglie (come è fortunatamente avvenuto), ma anche catastrofi (che non sono mancate e continuano ad aumentare). Oggi credo abbiamo in mano tutti gli strumenti per decidere di ragionare liberi da condizionamenti esterni, cercando soltanto in noi stessi le risposte, senza affidarci all'interpretazione del parroco, dell'imam o del rabbino di turno. Ognuno di noi è in grado di trovare la strada giusta da seguire: quella del rispetto per se stessi e per gli altri. Allora perché non lo facciamo?
E con questa domanda cosmica chiudo questo post di riflessione e vi invito a fare un salto sul sito www.actionaidinternational.it e, stasera, a sintonizzarvi su RaiUno alle 21 circa. Nel programma di Carlo Conti "Fratelli di Test" la redazione della Vita in Diretta gareggerà sulle canzoni di Sanremo contro altre categorie. Faremo una figura barbina, ne sono certa. Ma ci sarò anche io, in quasi tutto il mio splendore!
PAROLE E METEORITI
PAPA, IL MONDO SARA' SALVATO DALLE PAROLE?
NO, TESORO, DAI METEORITI!
(Citazione non testuale da una vignetta pubblicata dal Corriere della Sera)
Stamattina mi sono svegliata con il pensiero di APOPHIS in testa, avete presente quel sassolino che tra circa 29 anni dovrebbe passare a farci una visita? Quello. Non che la cosa mi renda felice, però riflettevo su quanto siamo anestetizzati dal cumulo di informazioni che ci piovono addosso tutti i giorni. Un masso della grandezza di un campo di calcio corre verso di noi, minacciando di realizzare scene che neanche DEEP IMPACT e, tutto sommato, non ci preoccupiamo per niente. Servirebbe a poco, direte voi. Vero, però almeno dovrebbe far riflettere sulle priorità della vita. Sull'opportunità di prendersela troppo per le beghe sul posto di lavoro (come faccio io). Di farsi venire il sangue amaro quando la cretinetta in SMART (si, quelle simpatiche vetturette che vengono vendute solo dietro esibizione di una patente certificata di "maleducato arrogante patologico"), con l'occhiale da sole fasciante all'ultima moda anche all'una di notte ti taglia la strada e ti alza pure contro il dito medio con unghia posticcia french-manicurata. Di lasciarsi andare alla depressione sulle note di GOCCE DI MEMORIA di Giorgia solo perché si ha voglia di assaporare il ricordo delle passate sofferenze. Di sentirsi incompresi e fuori posto in un mondo che non riconosciamo più.
Ed è a questo punto che l'ipotesi di APOPHIS dovrebbe cambiarci le prospettive, completamente. Il mondo, tra 29 anni, potrebbe non essere più questo cumulo di ingiustizie, di sopraffazione, di consumo che vediamo oggi... potrebbe essere molto peggio! La vignetta che ho citato all'inizio mi è sembrata così semplice eppure così significativa. Perché se ci fermassimo a pensare a quello che potrebbe succedere tra così poco tempo, potremmo diventare improvvisamente tutti migliori. Almeno così succede nei film catastrofici made in Hollywood. E allora mi viene un'idea strana: e se APOPHIS fosse una fortuna invece che una tragedia? E se la sola sua vicinanza creasse una sindrome da fine del mondo che ci aprisse gli occhi? Vuoi vedere che è vero che il mondo non lo cambiano le parole, ma i meteoriti?
I FATTI SECONDO LORY 8
Juliette si guardò intorno, in preda a un improvviso senso di nausea. Scorse più di un sorriso. Qualcuno azzardò un applauso che non ebbe seguito, ma non era sicura che se lei non fosse stata presente non si sarebbe levata un’ovazione. Mentre Bashar, che aveva pranzato con lei, la invitava ad uscire, i suoi occhi incontrarono quelli di Aisha. Non si era accorta della sua presenza prima, non sapeva che frequentasse Birzeit. Lo sguardo che le rivolse non era cordiale sebbene non nascondesse di averla riconosciuta per la straniera che si era intromessa nei loro discorsi da Zalatino. Neanche quello di Juliette fu uno sguardo caloroso. Era evidente che Aisha e Rhamul erano arrivati insieme a Birzeit, forse in quel momento lei sapeva dove si trovava il ragazzo, cosa stava facendo. Era evidente che Aisha considerava Rhamul una sua proprietà. E lui? Quali erano i loro veri rapporti? Era la donna che avrebbe sposato? La gelosia le divampò dentro sconosciuta e prepotente, cancellando anni di libertà sentimentale, di rapporti leggeri, giocosi, quasi amichevoli. Rhamul non era ancora l’amore, non poteva esserlo dopo soli due giorni. Ma non aveva provato per nessuno quello che provava per lui. Il gioco di sguardi durò qualche istante e Juliette mise nel proprio una sfida: chiunque fosse Aisha, Rhamul in quel momento apparteneva a lei e a nessun altro!
Bashar non si era accorto di niente. Il suo pensiero era rimasto alle immagini di devastazione trasmesse da Haifa e imputò a quelle il turbamento di Juliette.
“Mi dispiace…”, mormorò. “L’esasperazione a volte rende crudeli… Non si dovrebbe applaudire la morte di altri esseri umani, ma…”
“Non è colpa tua. Non so bene di chi sia, ma non è tua.”
“Neanche se ti dico che ho partecipato all’Intifada?”
Juliette lo guardò, cercando di scacciare il pensiero di Aisha e di Rhamul. Bashar era alto, troppo magro, con occhi dal taglio triste e di contrasto una bocca sempre disposta al sorriso.
“Tranquillo, da che sono qui, e sono solo due giorni, non ho conosciuto palestinese che non l’abbia fatto.”
“E lo trovi divertente?”
“Trovo divertente che vogliate scusarvene con me, mentre non battete ciglio davanti a spettacoli come quello di poco fa. Ma comincio ad abituarmi…”
“Tu ci giudichi dei barbari, vero?”
“Io non vorrei ergermi a giudice né per voi né per gli israeliani, ma mi risulta sempre più difficile esaminare i fatti con il distacco dovuto alla mia professione.”
“Allora il tuo parere qual è?”
“Come la maggior parte degli esseri umani, sono contraria alla guerra, qualunque ne sia la giustificazione. A voi palestinesi imputo quella che reputo la distorsione più orrenda della religione: cercare il paradiso infliggendo la morte a se stessi e agli altri.”
“Lo capisco. Ma tu devi capire che siete voi occidentali ad avere della morte una concezione diversa dalla nostra. Voi non riuscite ad accettarla, a vederla come parte integrante della vita. Eppure molti di voi, nel passato, hanno scelto di immolarsi in nome di una causa giusta. Tu sei francese e, se non sbaglio, in Francia molti partigiani sono morti combattendo contro l’occupazione nazista… e sei proprio sicura che non abbiano causato vittime innocenti?”
Juliette si rese conto di essere stata arrogante. Non per quello che aveva detto, ma per quello che aveva pensato. Mentre passeggiava nei viali silenziosi accanto a quel ragazzo, capì di essersi posta in una posizione di superiorità, di non aver neanche immaginato che Bashar potesse sostenere un contraddittorio. E non si nascose che quella bassa considerazione derivava dal fatto che lui fosse palestinese.
“E’ vero, hai ragione. Ma da allora sono passati sessant’anni, il mondo è cambiato e la morte non è più un valore assoluto.”
“Non per voi, che avete tutto. Ma per un ragazzo palestinese, che ha visto morire compagni, parenti, figli o genitori sotto il fuoco nemico, la morte da mufachach diventa un prezzo accettabile da pagare per la libertà.”
“Una libertà della quale lui non godrà, così come non ne hanno goduto decine e decine di kamikaze prima di lui. Come pretendete che gli israeliani apprezzino il valore delle vostre vite, se voi siete i primi a non tenerle in alcun conto? Ma non capisci che il vostro disprezzo per la vita è l’unica cosa che i non musulmani non riusciranno mai ad accettare di voi? Non capisci che la vostra religione è anacronistica? In un mondo che va sempre più verso lo stato laico, siete gli unici a restare ancorati, con almeno un paio di secoli di ritardo, ad una concezione teocratica. E’ questo il vostro limite.”
Bashar annuì.
“E’ vero. Ma anche voi occidentali avete un limite. I musulmani nel mondo solo oltre un miliardo e, a fronte di questo, voi pretendete di continuare a gestire le risorse più preziose del pianeta: quelle energetiche. Sappiamo tutti che Israele è appoggiato dal mondo occidentale in quanto sentinella avanzata dell’Occidente e primo guardiano del petrolio in Medio Oriente. E qui sta il vostro problema: saranno sufficienti lo spettro dell’atomica e delle armi di distruzione di massa a mantenere il coperchio sul calderone di trecento milioni di arabi mediorientali? Voi non siete preparati a una guerra di logoramento. Noi si.”
“Non è una cosa di cui andare fieri.”
“No, ma è un dato di fatto. Così come è un dato di fatto che mantenere il Medio Oriente in perenne agitazione è una precisa scelta da parte delle potenze occidentali. Prova a immaginare cosa sarebbe questa terra se israeliani e palestinesi riuscissero a convivere pacificamente. Potremmo diventare uno stato potente, pronto a dettare le proprie condizioni sui mercati internazionali. Riesci a immaginare niente di più pericoloso che il fiuto per gli affari dei giudei e l’abilità di mercanti degli arabi? Non è un caso se le nostre armi sono prodotte tutte in Occidente, ce le vendete nella speranza che finiremo per ammazzarci tutti l’un l’altro.”
“Se siete coscienti di ciò, perché fate il gioco dell’Occidente?”
Bashar si strinse nelle spalle.
“L’hai detto tu: la religione è il nostro limite. Conosci qualche musulmano disposto a farsi governare da un giudeo?”
Juliette rise.
“Se è per questo non conosco neanche un ebreo che sia disposto a obbedire a un musulmano. Sei in gamba, Bashar.”
“Lo so, e sono anche un ottimo chitarrista. Stasera ti offro una versione inedita di Imagine di John Lennon.”
“Per il momento, offrimi il tuo profilo. Voglio farti qualche foto.”
Volevo darvi un assaggio del nostro romanzo "La guerra dei sordi". Non so se ci sono riuscita. Se si, fatemi sapere cosa ne pensate.
Il sapore gustoso del fattush, un’insalata di cetrioli e pomodori al profumo di menta servita con crostini, le venne guastato dalle immagini del quarto attentato dall’inizio della Pasqua ebraica. Durante il giro con il rettore, aveva scoperto che esisteva una sala tv adiacente alla mensa, dove era possibile gustare un profumato caffè. Il televisore era sintonizzato su Al Jazeera e un immediato silenzio calò sulla sala mentre lo speaker annunciava che nella città di Haifa, un kamikaze si era fatto esplodere pochi minuti prima nel ristorante Matza, all’interno del centro commerciale Grand Kanion. Si contavano decine di morti e testimoni parlavano di persone in fiamme che tentavano di fuggire.
LIBRI E BLOG
Mi sono fatta una giro sui blog che parlano di libri e devo dire che sono rimasta piuttosto delusa perché mi sembra quanto meno inutile trovare post di recensione su Giorgio Faletti, Jane Austen, Ernst Hemingway, Andrea De Carlo. A che serve parlare di libri che hanno venduto centinaia di migliaia di copie, che appartengono all'immaginario collettivo, che troviamo addirittura nelle antologie scolastiche? Non ho niente contro la letteratura straniera, anzi, sono un'amante della narrativa americana da sempre e ritengo che i loro autori abbiano fatto moltissimo per svecchiare una certa tendenza tutta europea a scriversi addosso, concentrati sul proprio ombelico (se non ancora più in basso). Ma quando penso ad un blog che parla di libri, immagino un luogo virtuale dove scrittori giovani (non di età anagrafica, ma di esperienza) si scambiano impressioni, consigli, anche critiche velenose, perché no? Un blog deve dare spazio al nuovo, a qualcosa che non sia già di dominio pubblico. Secondo me è una vetrina, un tentativo di farsi vedere. Quindi adoro Giorgio Faletti, ho amato qualcuno dei romanzi di Andrea De Carlo. Dirò di più, ho apprezzato perfino TRE METRI SOPRA IL CIELO di Federico Moccia, ma se devo parlare di libri preferisco che siano appena editi, possibilmente da qualche piccolo editore, e che siano stati scritti da autori esordienti. Questo per dire che se qualcuno passando da queste parti volesse segnalare un libro, è libero di farlo, anzi, è il benvenuto. Ma a patto che non vengano a dirmi che GUERRA E PACE è un capolavoro perché, ve lo dice una giornalista, non è affatto una notizia!
IL VALORE DELLA MUSICA
Mi è stata fatta una proposta che ho immediatamente accettato: aderire a VASCOBLOG.COM, un sito che consente di leggere moltissimi blog, sugli argomenti più diversi, ascoltando contemporaneamente la radio. Non solo, mentre si legge in basso scorrono i titoli delle canzoni in onda in quel momento su alcune stazioni, quindi cliccando si può ascoltare la propria hit preferita, continuando tranquillamente a leggere. Dal momento che ho sempre considerato la musica un valore aggiunto alla lettura, al punto che io e Loredana abbiamo scritto il primo, credo, romanzo musicale mai ideato (un cd multimediale sul quale si legge e nel momento in cui i personaggi ascoltano una canzone, anche il lettore la ascolta), credo che aderire alla proposta di www.vascoblog.com sia assolutamente adatto ai temi e agli argomenti che vengono trattati da me e Loredana in questo spazio. Quindi, buona lettura e buon ascolto a tutti.
VINCENZO BOCCIARELLI
Questa foto risale alla presentazione che si e' tenuta nella saletta privata dell'HARRY'S BAR di via Veneto a Roma lo scorso 20 settembre 2006. Ne sono venuta in possesso soltanto adesso e voglio cogliere l'occasione per ringraziare ancora una volta il grandissimo amico Vincenzo Bocciarelli per la sua disponibilita' e per l'intensita' che ha messo nell'interpretare alcune pagine del nostro romanzo NEW YORK 1920. E' stata un'emozione grandissima sentire i personaggi che io e Loredana abbiamo creato prendere vita attraverso la sua voce, i suoi gesti, la sua eccezionale capacita' di cambiare volto, registro, addirittura fisicita'. Vincenzo e' un bravissimo attore che molti conoscono per la sua interpretazione nelle due serie di ORGOGLIO. Ma posso assicurarvi che solo sentirlo recitare dal vivo gli rende piena giustizia e considero un vero onore il fatto che abbia voluto calarsi nei panni di Salvatore D'Aquila, il boss di Cosa Nostra che appare sulle nostre pagine. Se volete sapere di piu' su di lui, visitate il suo nuovissimo sito www.vincenzobocciarelli.it.
Ciao, Vincenzo, e grazie ancora
AVORIO
Oggi voglio segnalarvi un libro che ho letto con molto piacere:
AVORIO di Matteo Gambaro, Magnetica Edizioni
Chi frequenta abitualmente questo blog sa che Matteo è un habituèe così come io e Loredana siamo spesso ospiti nel suo che trovate linkato tra i siti preferiti. Tutto questo per dire che aspettavo da tempo e con ansia l'occasione di leggere la sua ultima produzione letteraria. Si tratta di tre racconti accomunati da un tema quanto mai intrigante, i vampiri, e da un personaggio che promette grandi sviluppi, l'ispettore Carnielli. I tre racconti sono stati evidentemente scritti in periodi e sotto influenze diverse ma mantengono quella che a mio parere è la più grande qualità narrativa di Matteo: il lavoro sulle immagini. Le parole si visualizzano immediatamente ed assumono la potenza evocativa di certi fumetti d'autore che riescono a colpire come pugni nello stomaco. E' il caso soprattutto del racconto che da il titolo alla raccolta, AVORIO. Ritmo velocissimo, uso di termini onomatopeici, frequenza cardiaca e respiratoria portata al massimo. La sua forza è la velocità, esattamente quella di una pallottola. Il suo punto debole è che si vorrebbe durasse più a lungo, ma questo è un escamotage dell'autore per prepararci all'uscita del suo prossimo romanzo. Potente ed assolutamente originale è IL BORGO, il più lungo dei tre racconti, nel quale l'autore è riuscito ad invertire totalmente il connubio buio-paura, luce-salvezza. E non vi dico di più per non rovinarvi il piacere della lettura. ASPETTANDO IL FIGLIO evoca un'atmosfera dolente, di inutile attesa, toccando un tema molto caro a Matteo Gambaro: quello del vampiro come essere destinato alla sofferenza, non diversamente da un tossicodipendente. Non sono la prima a dirlo, ma AVORIO dimostra che si può prendere un tema quanto mai sfruttato, quello dei vampiri, e renderlo assolutamente nuovo. A tutti voi consiglio di leggerlo e a Matteo Gambaro chiedo di regalarci, la prossima volta, molte più pagine di terrore!
DEDICATO A FEDERICA MONTELEONE
vi allego l'approfondimento che mi è stato richiesto da RADIO AZZURRA sui 93.07 FM mhz
VOLTI DI DONNA
Sono volti di donna quelli che emergono dalla cronaca di questi giorni. E non sono volti felici.
Il volto tumefatto di Agnese, la diciassettenne appassionata di wind-surf cui è toccato in sorte assistere impotente all’esecuzione di due sue amiche da parte di due maschi, convinti che una donna non abbia il diritto di cambiare idea su un amore. Due omicidi premeditati, una donna che aveva scelto l’indipendenza e il mare di Capo Verde sepolta ancora viva mentre chiedeva pietà al suo aguzzino che diceva di amarla…
Il volto scavato nella pietra del dolore senza lacrime della vedova Raciti, che cammina in testa a cortei che non hanno comunque avuto il potere di fermare il dio calcio, così come lei non ebbe il potere quella sera di dire al suo Filippo: non andare. Era il suo lavoro mentre quello di questa donna giovane e indurita dal dolore è restare a casa a piangere chi non tornerà più.
Il volto sorridente della donna che parlava ai delfini e agli animali in genere. Un volto bello e pieno di vita che sorride dalle foto e sul quale un uomo (sono sempre uomini) ha infierito con un coltello, uccidendola nell’androne di casa per punirla del chiasso dei suoi cani, o forse del suo essere bella, realizzata, piena di amore e di gioia di vivere. Oggi anche queste sono colpe che si scontano con la vita, soprattutto se sei una donna.
Il volto bellissimo e artefatto di Anne Nicole Smith, la playmate erede di 500 milioni di dollari che è morta a 39 anni, forse perché si è tolta la vita, forse perché si è arresa. Voleva essere Marilyn Monroe ed è morta come lei, sola e disperata. Suo figlio maggiore se n’era già andato per un’overdose e lei non ha retto, nonostante fosse diventata di nuovo madre solo cinque mesi fa.
E per finire il volto dolcissimo e paffuto di Danieline, la figlia della playmate, la bambina più sfortunata del mondo sul cui corpicino, che vale 500 milioni di dollari e potrebbe valerne il doppio, si accaniscono tre aspiranti padri e una zia. Che schifo che fanno quegli uomini che oggi, con il cadavere di Anne Nicole ancora caldo, si azzuffano su chi, usando quella Barbie in carne ed ossa come gadget sessuale, sia riuscito per primo ad inseminarla, dando la vita a Danieline. Sbaglierò, ma fossi quella piccola e avessi la possibilità di scegliere, preferirei l’affetto di una madre in una capanna del terzo mondo. Magari morirei di stenti e di malattie entro i quattro anni, ma avrei avuto la gioia di un seno caldo cui aggrapparmi e di un paio di occhi pieni di amore.
Volti di donna. La dimostrazione che oggi, come ieri e come domani, nascere donna non è una fortuna. E, come canta Ligabue, le donne lo sanno, lo hanno sempre saputo.
MAGNIFICHE SORTI E PROGRESSIVE
Dipinte in queste rive son dell'umane genti le magnifiche sorti e progressive... G. Leopardi
Pessimismo cosmico, ma quanto giustificato!! E' più di qualche giorno che mi frulla nel cervello un post disperato e disperante. Per lavoro leggo i giornali tutte le mattine e ogni riga di stampa, od ogni fotogramma di notiziario, erode la mia sempre più esigua fiducia nel genere umano: un uomo ucciso da un minorenne per una questione di tifo da stadio, un luogo incontaminato in Islanda che sta per essere distrutto per fare posto ad un'industria di estrazione e lavorazione dell'alluminio, uno dei luoghi più sacri degli aborigeni in Australia dove le trivelle intendono distruggere testimonianze della gioventù stessa dell'umanità per trovare idrocarburi. E poi: vicini di casa impazziti che per un cane che abbaia, un bambino che piange, una festa di troppo, una questione di confini di terreni, uccidono scaricando interi caricatori, vibrando decine di coltellate, rinunciando ad ogni residua speranza di umanità. E ancora: la genuflessione al dio calcio di governi e associazioni a dimostrazione che la vita di un uomo vale meno di una domenica davanti al teleschermo o sugli spalti a gridare arbitro cornuto; un ex premier che dopo essere stato sbugiardato in mondo visione dalla sua stessa moglie ancora parla e si permette di offendere gli omosessuali che, si sa, stanno tutti dalla parte opposta alla sua; un papa (si, lo scrivo minuscolo) che ad ogni occasione continua a pontificare (e chi meglio di lui) su argomenti che esulano dalla sua esperienza umana e invita a non abortire feti malformati; un intero continente, quello africano, dove i bambini sono prodotti di scarto destinati alla rottamazione dall'AIDS, dalle malattie più comuni, dalla povertà, dall'ignoranza; una religione, l'Islam, che medita di conquistare l'intero pianeta alla propria distorta visione di un dio maschio, ottuso, barbuto, sessista e innamorato della morte; due popoli, che poi sono uno solo, che si fanno reciprocamente saltare in aria in Palestina, ognuno arroccato alla propria ottusità, ai propri interessi, al proprio ingiustificato orgoglio di appartenenza a un popolo eletto, perpetuando all'infinito il rancore tra due fratelli, Isacco e Ismaele, figli dello stesso padre, Giacobbe, ma di due donne diverse (guarda che casini può combinare la poligamia!); una generazione di giovani completamente abbandonati a se stessi, fedeli alla propria tribù telefonica o graffitara o modaiola o tossica o chissà che altro perché non vogliono, non sanno, non possono essere fedeli a se stessi...
Leggo di questo, ogni giorno. Ogni giorno lo vivo sulla mia pelle. Perché alla base delle magnifiche sorti e progressive che ci siamo costruiti, ci siamo noi, la nostra reciproca mancanza di rispetto, l'homo homini lupus che si esprime nelle piccole cose: quando la persona che ti passa davanti non ti tiene aperta la porta, anzi, te la sbatte in faccia; quando l'automobilista che si pensa più furbo ti taglia la strada; quando ti fottono la fila al supermercato, quando il collega ti fa lo sgambetto, quando non ci si sposta dal bancone del bar anche se il caffè lo hai già preso e c'è una fila apocalittica. In poche parole, quando ci dimentichiamo che GLI ALTRI SIAMO NOI (questa è di Umberto Tozzi.)
FRUSTRAZIONE
Andiamo a spiegare. Tanto per fare nome e cognome il nostro romanzo NEW YORK 1920 è stato pubblicato dalla Maprosti&Lisanti editori di Roma. Per inciso ce ne hanno già opzionati altri quattro, due per completare la trilogia storica iniziata con NEW YORK e altri due perché li hanno letti e apprezzati. Ci siamo? A questo punto chi legge potrebbe porsi la fatidica domanda che in romanesco puro suonerebbe così: che altro c...avolo volete?! E' vero, in un panorama a dir poco desolante, siamo state fortunate, anche se i nostri editori non hanno una distribuzione (vendiamo online, porta a porta, col passaparola, in qualche libreria e in profumeria). Loro hanno creduto in noi, sono disponibili, ma sono due neofiti pieni di entusiasmo che, spesso, si perdono dietro mille input senza poi seguirne nessuno in particolare. La frustrazione espressa dalla mia partner di tastiera nel suo post deriva da questo, dall'impressione di essere solo ed unicamente noi due a tirare veramente la carretta, a sbatterci per organizzare eventi, a sfruttare le mie conoscenze per trascinare qualche vip alle presentazioni, ad assicurare una campagna pubblicitaria praticamente a costo zero. Maprosti&Lisanti, che non possiamo che continuare a ringraziare perché NEW YORK 1920 è emerso dalle nebbie mentre i due romanzi precedenti, seppur pubblicati, sono rimasti lettera morta nei magazzini di sedicenti editori (un nome, tanto per non sputtanare nessuno: guardatevi da DESSI' di Riva di Chieri, a Torino. Si spaccia per editore, ha anche un sito EMILOGOS.COM, ma è un killer di libri e scrittori perché pubblica soltanto per prendere sovvenzioni!)... Maprosti&Lisanti, dicevo, hanno voglia di crescere come casa editrice, ma non si sono ancora affrancati da una mentalità da stampatori, quali erano in origine, e noi lo percepiamo. Il nostro sforzo dovrebbe essere quello di scrivere libri degni di essere letti. Invece, ultimamente, non facciamo altro che connetterci ad Internet, cercare nuove location per le presentazioni, inviare mail alle rubriche che recensiscono libri. Un lavoro da ufficio stampa che non ci compete e che non dovremmo fare... Ma così vanno le cose, credo, per tutti. Se è vero che Dan Brown, prima di sbancare il botteghino editoriale con il CODICE DA VINCI, girava nei mercati con i suoi libri nel cofano dell'auto, chi siamo noi per lamentarci? IT'S A LONG LONG WAY... o, come dicevano gli antichi romani nostri antenati, AD ASTRA PER ASPERA!
I FATTI SECONDO LORY 7
UNA RAZZA IN VIA D'ESTINZIONE: GLI EDITORI!!!
Dare alle stampe l'opera di uno sconosciuto, lo sappiamo bene noi poveri autori, è cosa che richiede un notevole spirito d'iniziativa condito con una dose generosa di coraggio. L'editoria italiana, soprattutto, è fatta di grandi case editrici nelle quali è difficile entrare, (a meno che non si abbiano le conoscenze giuste, il talento conta poco) e le piccole sono oberate da una serie di problemi e di difficoltà di non facile soluzione. Chi aveva mai pensato il contrario? Sicuramente non noi che siamo alla caccia di un editore da tempo immemorabile. Ma non sono i problemi economici, quelli legati alla distribuzione o altro a tarpare le ali di noi poveri scrittori. Il problema vero è la mancanza di quello spirito, di quella passione per la letteratura e il mondo della cultura in generale che ,non più tardi di due secoli fa ,animò i primi editori italiani, quelli che permisero al mondo di conoscere le opere di Manzoni, Leopardi, Foscolo... quelli che rischiarono capitali e reputazione in un Italia in cui l'alfabetizzazione non raggiungeva il 10% della popolazione. Oggi la prima cosa che ti chiede un editore quando ti presenti da lui con il tuo bel manoscritto, è che possibilità di mercato offre la tua produzione, in che misura il tuo lavoro può solleticare la curiosità del lettore italiano medio. C'è scandalo? Attualità? Gossip?Erotismo? E' un libro di denuncia? A pubblicarlo rischi di essere querelato dal politico in vista, braccato dalle cosche mafiose o scomunicato dalla chiesa cattolica per i contenuti scabrosi e blasfemi? Se tu hai per le mani la classica, vecchia, bella storia... puoi anche tornartene a casa, comprare una stufa e trovare così il fine ultimo del tuo manoscritto: riscaldarti in una grigia giornata d'inverno! Ora, io non sono così ingenua da credere, che il signore che diede alle stampe I promessi sposi non contasse di trarne un beneficio economico, ma sicuramente non era il business a muoverlo, quel signore non avrebbe lasciato l'editoria per mettersi a vendere biciclette se le biciclette fossero state l'affare del secolo! Quel signore non avrebbe pubblicato i vaneggiamenti del personaggio dell'anno al posto dei Sepolcri , quel signore, soprattutto, non avrebbe preteso del denaro per le spese di pubblicazione! Perchè se sei un editore e credi in ciò che fai, prendi un libro, lo leggi, te ne innamori e lo dai alle stampe. Se non sei disposto a fare tutto ciò non sei un editore ma un semplice tipografo e allora torna a stampare biglietti da visita e volantini pubblicitari!!!
Lory
A CHI TI STAI RIVOLGENDO?
Ragazzi, quanto mi diverto!!!
I commenti sono uno stimolo continuo e credo che questo sia il vero succo di un blog. Dunque, vediamo. Secondo D'Andrea gli scrittori recitano su carta il loro stesso copione. Secondo Gambaro (ormai una parte fondamentale di questo spazio, al punto che sto pensando di riservargli una rubrica) la domanda non era così peregrina, ero io che non l'avevo capita. Non per chi scrivi, quindi, ma a chi ti stai rivolgendo? Ci ho riflettuto prima di elaborare una risposta assolutamente indegna: DIPENDE. Il nostro adorato collega amante dei vampiri starà sogghignando (magari gli spunta anche un canino sospetto tra le labbra...) perché non è una vera risposta. Cerco di spiegare. NON CREDO AI FANTASMI era un racconto commissionato da uno di quei periodici per adolescenti (le adolescenti di dieci anni fa, se si trattasse di oggi avrei dovuto darmi al porno-soft). L'ho scritto con i vincoli di spazio e di tempo che ti da un giornale e il risultato è quello che avete avuto la pazienza e la voglia di leggere. Ma la vera scrittura sono, per me e Loredana, i romanzi. E qui il discorso si fa complesso. NEW YORK 1920 è un romanzo storico e già questo stabilisce un criterio: se non ami la storia, se non hai la curiosità di scoprire quanto l'uomo sia uguale e diverso col passare dei secoli, difficile che ti accosti a un libro del genere. Però c'è una ragazzina di tredici anni che non ama molto leggere, il cui massimo sforzo era stato fino ad oggi TRE METRI SOPRA IL CIELO, più per affezione a Riccardo Scamarcio che a Federico Moccia, che ha letto NEW YORK 1920 in due giorni, appassionandosi come solo una tredicenne sa fare. E non ama la storia... Morale? Se mi fermo a pensarci credo che io e Loredana abbiamo scelto un pubblico di una certa cultura, non necessariamente femminile, di un'età compresa tra i 25 e i 55 anni, che non si lasci attirare solo da una copertina luccicante, ma che cerchi dei contenuti. Poi, come ho detto, i fatti continuano a smentirci perché i lettori sono stati tanti e tutti diversi tra loro, da giovanissimi a molto anziani, da quelli molto colti a quelli che hanno solo la terza media. Morale: è vero che ogni parola, ogni virgola, ogni scelta crea un effetto di cernita nell'ampio paniere dei lettori, ma io mi rivolgo a chi ama sentir raccontare una storia, di qualunque genere essa sia.
PER CHI SI SCRIVE...
Mi è stato chiesto per chi ho scritto il breve racconto dell'ultimo post: per i lettori o per me stessa?
Credo sia una domanda peregrina perché, ma è una mia personalissima convinzione, gli scrittori scrivono per se stessi, SEMPRE. Nel caso mio e di Loredana c'è un intreccio e uno scambio in più, perché io scrivo per lei e lei scrive per me. Ma il succo, al di là del nostro simbiotico rapporto, non cambia. Scrivere è una necessità dell'anima. Chi scrive avverte l'esigenza di dare sfogo a pensieri ed emozioni che non trovano più posto all'interno di se stessi. Non ci sono messaggi da inviare, tanto meno educazione da impartire a chi leggerà ciò che scriviamo. In quelle parole ci siamo noi. Il paragone con il "pensatoio" di Albus Silente non è mio, ma me ne approprio perché i romanzi, i racconti, perfino questi post sono l'equivalente di un magico cratere dove riversare ciò che siamo, ciò che abbiamo vissuto, amato o sofferto. Ogni storia che viene partorita dalla nostra mente è autobiografica, della vita che stiamo vivendo o di quella che vorremmo vivere. In questo senso scrivere è l'unico, vero e reale gioco di ruolo. Perché scrivendo si può cambiare sesso, età, epoca, stile di vita. Si può provare cosa significa combattere, soffrire, morire. Io e Loredana nel tempo abbiamo vissuto nelle spoglie di una strega irlandese privata della vista, di una ragazza sfuggita ad una setta di fanatici religiosi e approdata nella modernità della Seattle degli anni '80. Abbiamo combattuto la Seconda Guerra Mondiale e le guerre indiane sul tracciato del Santa Fè Trail. Abbiamo soggiornato nelle città orbitali di un futuro che potrebbe essere più reale di quanto immaginiamo, abbiamo attraversato l'orizzonte degli eventi di un buco nero per scoprire che dall'altra parte non c'è niente di diverso da quello che abbiamo lasciato. E tutto questo l'abbiamo fatto perché era dentro di noi e chiedeva di uscire. Abbiamo "giocato" a essere qualcosa di diverso e, al tempo stesso, ad essere realmente noi stesse per come percepiamo la nostra essenza più intima, quella che il mondo non vede e non vuole vedere. Quindi... alla domanda "per chi hai scritto?", non posso rispondere che così... HO SCRITTO PER DARE VOCE A CIO' CHE SONO.
Aggiungo una frase di Fernando Pessoa che mi sembra estremamente esplicativa: LA LETTERATURA, COME TUTTA L'ARTE, E' LA DIMOSTRAZIONE CHE LA VITA NON BASTA.
NON CREDO AI FANTASMI
E proprio un fantasma del passato è questo racconto che avevo perso nei meandri del vecchio e stanco portatile. Lo pubblicò dieci anni fa un periodico che non esiste più e voglio riproporvelo perché mi sembra ancora carino... non per essere malfidata, ma è registrato SIAE e quindi protetto dalle leggi sul copyright. Buona lettura!
Io non credo ai fantasmi, non leggo Dylan Dog, non seguo gli 'X-files'. Sono sempre stata scettica nei confronti di sedute spiritiche e medium. Non sono neanche molto religiosa. Eppure credo di aver vissuto un fenomeno paranormale. Mi chiamo Lorena, ho ventitré anni e faccio la portalettere già da due. Non è il lavoro che sognavo. Dopo il diploma mi sono guardata intorno, ho cominciato la solita trafila dei concorsi. Quella di recapitare la posta a domicilio è stata la prima occasione reale che mi si sia presentata. E l'ho presa al volo. Non è il massimo della vita, come dicevo, ma ho imparato ad apprezzare il rapporto che si crea con i destinatari, anche se ormai più che lettere e cartoline, consegno loro bollette e multe.
Il mio giro di consegne si svolge in uno dei quartieri più popolari di Roma, in periferia, pieno di palazzoni affollati di giovani coppie ed anziani soli. Le giovani coppie, per lo più, escono la mattina per consegnare i bambini all'asilo nido o alle nonne, si recano a lavoro e tornano la sera. Anche dopo mesi e mesi restano per me solo dei nomi su un citofono al quale non risponde mai nessuno.
Succede allora che, per farmi aprire il portone e poter accedere alle cassette, io debba disturbare sempre le stesse persone che, inevitabilmente, sono degli anziani soli, oppure oberati di nipotini. Al civico 35 il mio punto di riferimento era la signora Adelina, una vecchina dolce e rompiscatole. Di quelle che ti aspettano in finestra, un po' per poter scambiare quattro chiacchiere, un po' perché sono sempre in attesa di qualcosa: la pensione, la bolletta, la lettera dei figli lontani che non arriva mai. Era questo il caso di Adelina. Lei aveva avuto una figlia sola, Elisa, della quale, dopo tre o quattro citofonate, sapevo ormai tutto. Elisa dieci anni prima aveva conosciuto un ragazzo sudamericano e se ne era innamorata. C'era stata una lite furibonda della quale Adelina ancora si rimproverava. La paura di restare sola, lei che era già vedova da tanto. La consapevolezza di perdere l'unica figlia. Non aveva saputo controllarsi. Elisa aveva deciso di seguire la propria strada e se n'era andata in Venezuela. Lì si era sposata con il suo grande amore ed aveva avuto un bambino. E Adelina viveva nella speranza di poterla un giorno raggiungere e conoscere il suo unico nipotino.
In una vicenda così, complici il delizioso 'tiramisù' di Adelina ed il suo caffè sempre pronto, finisci con l'immedesimarti. La posta della signora Adelina passava regolarmente tra le mie mani, ed ogni volta speravo di vedere quella lettera. Non è strano, quindi, se un giorno, trovandomi davanti una busta un po' sgualcita, con il francobollo venezuelano ed un semplice 'Elisa' come mittente, ho scoperto di non vedere l'ora di raggiungere il civico 35.
Faceva caldo quel giorno, come fa caldo solo a Roma in pieno luglio. Avevo passato il fine settimana al mare ed era da venerdì che non sentivo Adelina. Vedere che le sue finestre, di solito spalancate, erano chiuse mi diede subito una brutta sensazione. Ero talmente gasata per quella lettera che avevo letteralmente saltato alcuni portoni per arrivare subito da lei. Non mi aveva detto nulla, il venerdì precedente. Non sembrava intenzionata ad andare fuori. E poi dove, se non aveva nessuno? Ho suonato comunque al suo citofono ed ho tirato un sospiro di sollievo quando mi ha risposto, come sempre, 'Sali Lorena'. Ho velocemente imbucato la posta degli altri destinatari e sono salita al secondo piano. Il palazzo aveva il solito aspetto abbandonato, da ferie di Ferragosto. Ma tutte le altre volte non lo notavo più di tanto. La porta di Adelina era aperta su un pianerottolo che, pur nell'afa di quel giorno, all'improvviso sembrava gelato ed umido come una cantina. Lei era sulla soglia. Mi ha colpito il buio alle sue spalle, un buio innaturale, totale, freddo. Adelina era pallida e non c'era il solito, familiare aroma del caffè.
Però ero troppo contenta per quella lettera, gliel'ho sbandierata davanti. "Elisa ti ha scritto!" ho esclamato. Ho visto il suo viso trasfigurarsi per la felicità. Gli occhi le si sono riempiti di lacrime, le mani le hanno tremato nel prendere la lettera dalle mie. E anche quelle erano fredde. "Lo sapevo - ha mormorato. - Sapevo che non poteva aver dimenticato la sua vecchia mamma." Mi ha voltato le spalle ed ha accennato a chiudere la porta. Poi si è come ricordata di me. "Sai Lorena - mi ha detto da uno spiraglio di quel buio che regnava in casa sua - devi scusarmi. Non posso farti entrare. Non più."
Ci sono rimasta male. Mi sembrava di aver diritto a conoscere il contenuto della lettera, ad essere ringraziata come se fosse merito mio il fatto che Elisa si fosse finalmente ricordata di avere una mamma. Ho sceso lentamente le scale, sono uscita dal portone... ed ho capito. Ho capito perché non ci sarebbero più state chiacchierate e caffè e tiramisù. Sul muro di fronte un manifesto listato di nero riportava un nome ed una data: Adelina era morta. Morta tre giorni prima.
© Laura Costantini 1997
pubblicato dal settimanale STAR 25/07/1997
I FATTI SECONDO LORY 6
IPOCRISIA... NE VOGLIAMO PARLARE? A giudicare dai vostri post direi che l'argomento interessa tutti, del resto chi di noi è immune, sia in senso passivo che attivo, ad un sentimento del genere? ( E anche voi che scuotete la testa, io no... oh io no... siate onesti, davvero non vi è mai capitato di essere ipocriti, magari solo un cincinello?!) L'ipocrisia è un sentimento come un altro, ci tocca tutti prima o poi, l'unica avvertenza è quella di non eccedere. Non sto qui a fare la moralista, ma un è conto dire alla migliore amica che il suo nuovo fidanzato, un metro e sessantacinque per ottandue chili, è carino, un conto, ed era lì che volevo arrivare, piazzarsi su un palco con un telegatto tra le mani (vedasi Leo Gullotta sabato sera) e placare gli applausi (niente affatto spontanei considerando che sono dieci anni che ci propinano la solita solfa!) per ricordare a tutti i presenti che è il 27 gennaio, giorno dedicato dall'ipocrisia di tutto il mondo, al ricordo dell'olocausto, giornata della memoria. Ma dico io, come fa a parlare di memoria uno che dimentica la gentilezza e la considerazione con cui è stato trattato da Laura Costantini e, senza una parola, un banale accenno, diserta una presentazione per la quale si era impegnato?! Siamo onesti, tirare in ballo l'infausta ricorrenza è stato solo l'ennesimo gesto ipocrita da parte di uno dei tanti imbonitori ai quali permettiamo di monopolizzare le nostre serate, una carrambata di quelle che siamo abituati a vedere in tv e che, in ultimo, non ci commuovono neanche più tanto. E' anche contro questa forma di ipocrisia che dobbiamo dire basta! Basta allo sfruttamento delle disgrazie altrui in nome del dio audience, basta alle iniziative benefiche da parte dei vip fatte al solo scopo di farsi pubblicità e, ma questo è solo il mio punto di vista, basta alle associazioni, ai premi alla memoria di questo e quello, proviamo a dare una mano a chi ne ha bisogno quando è ancora vivo, dopo è soltanto... ipocrisia!!!
IPOCRISIA
Ho appena visto una serie di tg nazionali e sono rimasta nauseata dall'ipocrisia della categoria cui appartengo: quella dei giornalisti. Immagino tutti conosciate la triste e vergognosa vicenda di Federica, la ragazza di sedici anni di Vibo Valentia che è morta causa un black-out durante una banale operazione di appendicectomia. Bene, quella ragazza, oltre a studiare danza classica, aveva un sogno che molti suoi coetanei hanno: diventare giornalista. Lei già scriveva sul giornalino scolastico, teneva un diario, prima o poi avrebbe aperto un blog e, se fosse vissuta, avrebbe scelto un corso di scienze della comunicazione. Sempre sperando un giorno di vedere la propria firma in fondo ad un articolo. Sperava di cambiare il mondo con le parole, Federica. Ebbene, i giornalisti si sono sentiti toccati da questa vicenda e hanno deciso, nella persona dell'Ordine (immagino quello della Calabria) di dedicare a Federica un premio giornalistico per giovani cronisti. Meritoria iniziativa, certo. Peccato che se Federica non fosse tragicamente scomparsa, quello stesso Ordine non avrebbe fatto assolutamente nulla per aiutarla a realizzare il suo sogno. Federica avrebbe preso la sua laurea e cominciato l'assurda trafila di collaborazioni assolutamente gratuite, di pellegrinaggi di redazione in redazione. Poi avrebbe conquistato una collaborazione retribuita. Si, a € 0,04 al rigo con un quotidiano, si sarebbe vista recapitare dopo tre mesi un assegno da € 70,00 e avrebbe passato gli anni a sperare, a mandare curricula, a pietire una raccomandazione. Invece Federica è morta, la stampa si è scatenata con il consueto tam tam contro la malasanità meridionale, i reportages si sono sprecati, microfoni sono stati infilati sotto il naso dei suoi poveri genitori, dei compagni di scuola, di quanti l'hanno conosciuta. Essere morta in modo così assurdo l'ha trasformata in un eroina, in una inviata speciale in pectore. Io non so come scriveva Federica, non so se il sogno di fare giornalismo lo avrebbe perseguito ad ogni costo, come ho fatto io e tanti altri. Non so neanche se avesse le qualità. Non lo so io, come non lo sa chi ha deciso di intitolarle un premio giornalistico. Ma Federica è morta e quindi ogni altra considerazione passa in secondo piano. Abbiamo perso una grande collega, hanno pensato quelli dell'Ordine, quindi cerchiamo di commemorarla. Se Federica fosse vissuta, invece, le avrebbero strappato i sogni e le illusioni, uno ad uno!
I FATTI SECONDO LORY 5
DELLA SERIE... A CARNEVALE OGNI DIETA VALE!
Se avete dato un'occhiata alle foto sul blog avrete capito che, delle due, la patita del fitness è Laura ( Io sono del segno del toro e questo sembra indichi una propensione per la buona cucina...) ragion per cui ho deciso di gratificare tutti coloro che, come me, non sono ancora riusciti a buttar giù il chiletto preso a Natale, con una nuova ricetta, un'esplosione di calorie e bontà che al primo boccone gratificherà i vostri sensi e spazzerà via tutti i sensi di colpa per lo strappo alla dieta!
CASTAGNOLE ALLA RICOTTA ( dose per 4 persone, 2 se si è un po' strafogoni, 1 se il colesterolo è uno sconosciuto)
Ingredienti: 4 rossi d'uovo, 240 gr. di farina, 80 gr. di zucchero, 40 gr. di burro, 240 gr. di ricotta, 80 gr. di fecola di patate, 120 gr. di latte, 2 cucchiai di rum, la scorza di un limone grattugiato, 1 bustina di lievito in polvere, olio di arachidi per la frittura.
Mettete in un pentolino il burro, fatetelo sciogliere a fuoco lento (senza farlo friggere) e lasciatelo raffreddare. Grattugiate la scorza di limone e mettetela da parte. In una terrina versate la ricotta, lo zucchero, la scorza di limone ed il rum. Mescolate con una frusta fino ad ottenere un composto omogeneo. Aggiungete il burro fuso raffredato, mescolate quindi amalgamate al composto, uno alla volta e sempre mescolando, i quattro rossi d'uovo. In una seconda terrina versate la farina setacciata, la fecola di patate, il lievito e mescolate con la frusta fino a quando gli ingredienti non saranno completamente amalgamati. Mettete il latte freddo in un recipiente. Prendete il composto con le uova e la ricotta e, poco alla volta, aggiungetevi la farina e il latte continuando a mescolare. Alla fine dovrete ottenere un composto omogeneo e sufficientemente lavorabile. A questo punto fate scaldare bene l'olio e aiutandovi con due cucchiaini da caffè formate delle palline che friggerete stando attenti a voltarle da tutte e due le parti per non bruciarle. Da ultimo prendete la ciotola con le castagnole ancora tipiede, sedetevi davanti al televisore e ripetete mentalmente: a carnevale ogni dieta vale!
P.S. E' sconsigliato salire sulla bilancia prima di aver fatto un paio di sedute intensive di spinning!
Buon appetito!
Lory
SECONDA EDIZIONE!!!
Ieri sera io e Loredana siamo andate dal nostro editore per fare il punto della situazione ed abbiamo avuto una splendida notizia che voglio assolutamente condividere con voi: NEW YORK 1920 - IL PRIMO ATTENTATO A NEW YORK ha esaurito la prima edizione e si sta dando alle stampe la seconda!
Le vendite stanno andando bene e spero possano ancora migliorare: a questo scopo vi segnalo i punti in cui è possibile acquistarlo:
A Roma libreria Fahrenheit 451 a Campo de' Fiori
A Frascati libreria Mondadori in piazza San Pietro
A Barletta Profumeria Cavaliere via de Nittis
Su internet su Internetbookshop, su Unilibro, su Pianeta Libro e, ovviamente, sul sito della casa editrice www.maprostielisanti.it
Che altro? Voglio aggiungere qui la recensione che Cesare Zavattini (si, è il nipote del mitico Zavattini) giornalista e autore televisivo ha dedicato al nostro romanzo:
Tra fantasia e memoria: ecco il sogno americano.
di Cesare Zavattini
Chi ha la fortuna di essere creativo può permettersi praticamente tutto. Ecco che perfino la storia contemporanea si arricchisce di sfumature e audaci parallelismi. A volte un romanzo può ricordarci le nostre radici e raccontarci gli eventi come il più rigoroso dei saggi. E’questo il caso di New York 1920, il primo attentato a Wall Strett. Un racconto scritto a quattro mani da due amiche che sanno fondersi perfettamente in una penna unica.
Laura Costantini e Loredana Falcone in queste pagine si avventurano in un salto nel tempo che ci riporta ai viaggi della speranza degli anni venti dei meridionali italiani. Quelli che da Napoli partivano con il famoso biglietto di terza classe alla ricerca della terra promessa: l’America.
Arrivati nel ghetto di Ellis Island, Eugenio e la sorella Cecilia capiscono subito che la terra delle grandi opportunità è anche sudore, lacrime e prepotenze. Cecilia è la protagonista del libro, una ragazza napoletana, giovane e dai saldi principi delle terre del sud. Ma sarà Eugenio lo straordinario spettatore di 80 anni di storia. Proprio lui vedrà con i propri occhi il primo attentato che colpì Wall Street nel 1920 per poi ritrovarsi dopo ottantanni, straordinario spettatore del 11 settembre 2001.
L’America dunque era già stata in oggetto di odio in passato da parte di un anarchico italiano che intendeva così protestare contro l’arresto di Sacco e Vanzetti. Una pagina di storia che in molti ignoravamo totalmente.
E’ bello avventurarsi in un volo pindarico che sa di fantapolitica, che racconta la voglia di emergere e di costruirsi un domani migliore, oggi come ieri.
Un romanzo che fa emergere una grandissima voglia di scrivere, di raccontare e di sognare.
Una curiosità degna di Salgari, una delle scrittrici ha raccontato mirabilmente di una New York nei più piccoli dettagli e pensate, non ci ha mai messo piede.
VALORE & SUCCESSO
El libro es una de las posibilidades de felicidad que tenemos los hombres
Jorge Luis Borges
Ieri sera ero davanti alla tv e, facendo zapping, sono incappata nel talk show di La7 "Niente di personale". Il tema del contendere era la gavetta, la fatica di raggiungere il successo. Ospiti Piero Mazzucchetti, (prossimo concorrente vip di Sanremo sebbene nessuno lo conosca. Pippo Baudo lo ha voluto dopo aver ascoltato la sua estensione vocale, da tenore, e tenendo conto del fatto che in Germania, dove amano il bel canto italiano, è famoso) e Alessio Boni, attore che secondo me ha dato la sua prova migliore in assoluto nel difficile personaggio di "La meglio gioventù" di Marco Tullio Giordana. Ed è stato proprio lui, Alessio Boni, a citare in trasmissione Albert Einstein. Il genio della relatività avrebbe detto, non ricordo le parole precise, che dovendo scegliere è meglio essere una persona di valore che una persona di successo. Alessio Boni sottoscriveva e non esito a crederlo, conoscendo la sua idiosincrasia per la fama.
A rifletterci su Einstein non ha assolutamente torto, dovendo scegliere anche io preferisco il valore al successo, soprattutto se il successo è determinato da fattori che con il valore oggettivo della persona non hanno niente a che vedere. Però... però, umanamente parlando, mi rode parecchio pensare che tanti colleghi sedicenti scrittori hanno successo senza avere alcun valore. Un esempio: lei è una donna di spettacolo, intelligente, per carità, molto bella e spigliata, anche un po' folle. Inutile che insistete, non vi dirò il nome. Vi dico solo che ama frequentare le arene televisive, spesso discinta e con una verve polemica fine a se stessa che, comunque, funziona. Ebbene, questa signora ha pubblicato un giallo, un opuscoletto di meno di cento pagine, raffazzonato a dire poco, senza idee, senza trama, con la pretesa di essere un noir e con un dilettantismo esasperante perfino nel descrivere le scene di sesso che vorrebbe essere estremo. Ebbene, forte della sua fama di polemista, lo ha presentato dovunque e il risultato è stato che migliaia di persone, incuriosite, lo hanno comprato. Quando lo hanno letto, ne sono sicura, hanno rimpianto quei sette-otto euro, ma ormai il danno era fatto e le vendite registrate...
C'è bisogno di commentare? Einstein diceva una cosa giusta e Alessio Boni sottoscrive, forse, perché lui oltre ad essere un bravo attore è anche molto famoso. Il successo non è un valore in se stesso, ma serve per farsi conoscere. Lo scopo di uno scrittore è raccontare emozioni e condividerle con i lettori. I personaggi che crea hanno bisogno di passare attraverso gli occhi delle persone fin nella loro anima per prendere vita propria. Uno scrittore ha bisogno che qualcuno lo legga, altrimenti prova quello che ho provato io quando ho sorvolato la cima dell'Everest che emergeva da un mare di nuvole. Un'emozione che non si può descrivere e una tristezza infinita perché avrei voluto un altro paio di occhi lì con me a piangere di gioia per la bellezza di questo pianeta.
SINTONIA A QUATTRO MANI
L'argomento e' sempre quello: come si fa a scrivere in due? Premesso che sia io che Loredana siamo perfettamente in grado di scrivere da single, resta l'enorme ed esclusivo piacere della collaborazione, compartercipazione, sintonia, appunto. Chi non l'ha mai provato non credo possa capire, ma io tento di spiegare. Io sono convinta che gli esseri umani abbiano molti diversi livelli di comunicazione, dei quali la parola e' solo il piu' evidente e superficiale. Sto parlando di telepatia, di un fluire comune di energie da due menti affini. Succede, quando siamo davanti al computer, che Loredana sia alla tastiera e che le sue dita digitino veloci esattamente le parole, le pause, le virgole e i punti che userei io. Anzi, che sto usando in quello stesso momento perche', senza che la mia voce esca dalle mie labbra, i miei pensieri stanno dettando alle sue mani. E' uno scambio favoloso, la prova che si puo' smentire coloro che pensano che siamo nati e muoriamo da soli. Io e Loredana non siamo la stessa persona, spesso la ucciderei per quello che dice, pensa e fa. E lei farebbe anche di peggio. Spesso assume con me l'atteggiamento da mamma, forte di un matrimonio consolidato e di due splendidi figli. Siamo coetanee, ma mi tratta come fossi un'altra figlia, anche un po' scapestrata. Spesso io cerco di farle un lavaggio del cervello, spingendola ad ampliare gli orizzonti, a tralasciare le faccende di una casa che sembra un'esposizione tanto e' perfetta. Succede che litighiamo. Ma se io penso al futuro, al successo dei miei libri (dico miei come lei dice suoi, perche' sono cosi' nostri da non aver bisogno di sottolinearlo), lei c'e' sempre, Al punto che mi viene da pensare che dovremmo inventare uno pseudonimo e scrivere con un unico nome, cosi' da evitare domande e spiegazioni o battute idiote. Come quella di un intervenuto ad una presentazione che ci chiese: quale delle due detta e quale scrive?
Spero che queste righe non risultino troppo criptiche e aspetto commenti... capito, Matteo?
I FATTI SECONDO LORY 4
Mi unisco a Laura nel ringraziare Luca Caputo per la positiva recensione del nostro romanzo e approfitto del suo commento per chiarire una volta per tutte (spero!) che scrivere un romanzo a quattro mani non significa necessariamente dividersi il lavoro al 50% ( tipo a te i capitoli dispari a me i pari!) o ,come ha pensato Luca, affidare ad una le ricerche storiche mentre l'altra si occupa di sviluppare la trama. Io non so come funzioni per gli altri compagni di penna ma posso cercare di spiegarvi come funziona per noi. I nostri romanzi nascono da sollecitazioni comuni, la trama è intessuta a filo doppio con le mie e le sue idee. Ai nostri personaggi, ai nostri dialoghi non è possibile attribuire una maternità (siamo due donne) certificata. Noi sediamo davanti al portatile e lasciamo che la storia prenda magicamente vita sul monitor così come fluisce dalle nostre menti. Non per niente qualche volta la nostra fantasia prende strade diverse e allora è possibile che passiamo del tempo a discutere su chi delle due ha ragione. Eugenio, Cecilia, Sidney e Lisbeth e tutti i protagonisti delle nostre storie, appartengono all'una come all'altra e, se è vero che uno scrittore ama i propri personaggi come dei figli, capirete perchè ci tengo a rivendicare il mio contributo genetico.
Loredana
CRITICHE E SORPRESE
Cominciamo dalle critiche: le recensioni sono positive, l'ultima a firma di Cesare Zavattini (autore Rai, giornalista e critico) è uscita su FLEMING pubblicazione romana legata all'omonimo e vippaiolo quartiere. Ed è stato proprio Zavattini ad unirsi al coro di critiche nei confronti della copertina di NEW YORK 1920, definendola "respingente" in quanto troppo seria e richiamante un saggio. Mi piacerebbe conoscere il vostro parere perché a me la copertina piace, la trovo elegante (forse è questo l'errore) e adatta ad un romanzo storico.
Per quanto riguarda le sorprese, beh... ogni volta che faccio un giretto nautico sulla rete incappo in qualcuno che ha parlato di noi, me e Loredana e il nostro romanzo, e ne ha parlato bene, con passione. E' veramente una gioia ed è per questo che ho linkato il blog di Luca Caputo, perché tutti voi possiate dare un'occhiata alla sua recensione della quale ero totalmente all'oscuro. Veramente non sapevo neanche di essere una "fagocitatrice di uomini" come la mitica regina delle Amazzoni Pentesilea. Sperando di evitare incontri con aspiranti Achille (per la cronaca Achille sfidò a duello la regina, la uccise e poi se ne innamorò), vi saluto con la promessa che stanno per arrivare parecchie nuove iniziative su e giù per l'Italia!
IDEONA: basta regalare libri a critici e giornalisti
Lo sapevo che Matteo Gambaro, collega e a questo punto oserei dire anche amico, doveva essere in gamba. Basta dare un'occhiata al suo sito e al suo curriculum per verificarlo. Quindi voglio sottoporre a tutti voi un'idea che definire geniale è dire poco: NON REGALIAMO PIU' I LIBRI, beninteso durante le presentazioni. Quando un famoso critico d'arte o un giornalista della rubrica culturale vanno ad un vernissage, vengono forse omaggiati di una tela dell'artista? E' già tanto se ottengono il catalogo. E allora perché noi scrittori esordienti siamo costretti a regalare copie preziose (per il conteggio dei venduti) a destra e a manca? Io e Loredana (la protagonista della rubrica I FATTI SECONDO LORY) abbiamo spedito copie di NEW YORK 1920 praticamente a tutte le rubriche di libri di tutti i settimanali d'Italia. Non ci hanno detto neanche grazie, figurarsi recensirci o segnalarci in qualche modo. Senza contare tutti quelli che, ricevuto il libro comodamente a casa, sono venuti alla presentazione per averne GRATIS un'altra copia. FINIAMOLA! Se siamo pronti a scagliarci contro la pirateria per dischi e film, sarebbe il caso di rispettare anche il lavoro degli scrittori e quindi dare a un libro il suo giusto valore (ovvero quello del prezzo di copertina!)
Che ne pensate?
I FATTI SECONDO LORY 3
Avete iniziato la dieta? Peccato! Quella che sto per scrivere è la prima ricetta tra le molte che condividerò con voi nell'anno appena giunto. Si tratta di un'idea per riciclare un po' d'avanzi delle feste. Se volete prendere carta e penna...
Crostata con frutta secca
Ingredienti per 8 persone: 300 gr. di farina; 1 uovo intero; 150 gr. di burro; 8 cucchiai di zucchero semolato; 1/2 bustina di lievito in polvere; marmellata; frutta secca.
Preparazione: in una terrina a bordo alto lavorate il burro ammorbidito con lo zucchero, aggiungete l'uovo, il lievito in polvere e, poco alla volta, la farina setacciata. Lavorate con le mani fino a quando l'impasto non si staccherà dal bordo del recipiente, lasciate riposare una mezz'ora. Ungete di burro una tortiera, stendetevi la pasta frolla e ricoprite con uno strato di marmellata al gusto che preferite. Guarnite con datteri, fichi, prugne, albicocche e ananas disidratati, gherigli di noci, mandorle, nocciole e quant'altro vi suggerisce la fantasia o la vostra dispensa. Infornate a 180° per 20 minuti ca. Sfornate su un piatto da portata e aspettate che si freddi... buon appetito!
P.S. Se avete delle ricette da suggerire usate pure il blog.
Loredana
I FATTI SECONDO LORY 2
Innanzitutto Buon Anno a tutti! Speriamo che il 2007 sia l'anno in cui muoiono le polemiche e trionfano i fatti, l'anno in cui i critici cominciano a fare autocritica, i pedanti la smettono di chiedersi cosa deve avere un libro per meritare di essere letto nascondendo dietro una domanda tanto futile l'invidia per non essere in grado di mettere su carta neanche la propria lista della spesa. Forse che qualcuno si è mai chiesto quali caratteristiche deve avere un quadro per meritare la parete d'onore del nostro salotto? Ma avevo detto niente polemiche e quindi passerò oltre. Che ne direste se iniziassimo il nuovo anno con qualche suggerimento culinario? A me cucinare piace e a volte mi diverto a fare qualche esperimento, potrei condividerlo con voi insieme all'accusa di tentata strage... fatemi sapere cosa ne pensate.
Consiglio del giorno: se non volete entrare in depressione non iniziate la dieta post-festività lunedì!



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