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Categoria sfoghi poetici e non
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KHODIA E ALTRI PENSIERI

di lauracostantini00it (23/02/2007 - 08:58)

Ieri, tornando a casa, ho trovato nella cassetta della posta una lettera che mi ha fatto molto piacere. Me la spediva Actionaid International per ringraziarmi di essere, ormai da tre anni, mamma a distanza di Khodia. Già tre anni, ho pensato mentre leggevo. Sembra ieri che, in occasione di un compleanno che, a torto o a ragione ritenevo fondamentale nella mia vita, ho deciso di farmi un regalo speciale: adottare un bambino a distanza. Non è stato facile trovare l'associazione che mi desse fiducia ma alla fine ce l'ho fatta. La bimba si chiama Khodia, ha ormai sette anni, vive in un villaggio del centro Africa e ogni sei mesi ricevo una sua letterina con i disegni fatti a pennarello e qualche frasetta in francese che, devo dire, stento parecchio a decifrare più per la grafia che per la lingua. Ma non è questo l'importante. L'importante è che da tre anni a questa parte Khodia può contare su di me. Forse non la incontrerò mai, forse non saprà mai che faccia ho, però credo che sapere che una persona così lontana da lei abbia deciso di aiutarla, di farsi carico della sua istruzione e delle necessità primarie del suo villaggio, della sua famiglia, possa farla crescere con una concezione del mondo migliore di quella che potrebbero formarsi tanti altri bambini africani. Ed è questo quello che conta veramente, diffondere fiducia nel genere umano. La foto che ho annesso ritrae i monti del Nepal e il collegamento tra l'Africa e il paese sul tetto del mondo passa attraverso il mio cuore, perché lì ho conosciuto gente che mette in pratica, ogni giorno e senza essere mai venuta in contatto con le Sacre Scritture occidentali, il comandamento: ama il prossimo tuo come te stesso. La famiglia Thapa, che mi ospitò in Nepal per un intero mese nel 2004, avrà per questo la mia eterna gratitudine, morale e materiale, perché mi ha insegnato cosa significa essere buoni con gli altri senza aspettarsi niente in cambio. Ce ne sarebbe di che parlare per mesi e consiglierei un viaggetto da quelle parti a parecchi sacerdoti cattolici che, tutti presi a dirci come e con chi dobbiamo fare sesso, hanno dimenticato la vera portata della loro missione. Credo che le religioni rivelate (cattolica, ebraica e musulmana) siano responsabili della maggior parte delle assurdità che si compiono su questo pianeta dalle crociate, alle guerre sante, alle presecuzioni, al conflitto perenne in Palestina e via di questo passo. Abbiamo avuto in sorte un dono enorme, che è il nostro cervello. Ma lo abbiamo usato per distruggere, più che per creare e capire. La prima vera arma atomica messa in mano al genere umano è stata la conoscenza. Se ne potevano trarre meraviglie (come è fortunatamente avvenuto), ma anche catastrofi (che non sono mancate e continuano ad aumentare). Oggi credo abbiamo in mano tutti gli strumenti per decidere di ragionare liberi da condizionamenti esterni, cercando soltanto in noi stessi le risposte, senza affidarci all'interpretazione del parroco, dell'imam o del rabbino di turno. Ognuno di noi è in grado di trovare la strada giusta da seguire: quella del rispetto per se stessi e per gli altri. Allora perché non lo facciamo?

E con questa domanda cosmica chiudo questo post di riflessione e vi invito a fare un salto sul sito www.actionaidinternational.it e, stasera, a sintonizzarvi su RaiUno alle 21 circa. Nel programma di Carlo Conti "Fratelli di Test" la redazione della Vita in Diretta gareggerà sulle canzoni di Sanremo contro altre categorie. Faremo una figura barbina, ne sono certa. Ma ci sarò anche io, in quasi tutto il mio splendore!

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PAROLE E METEORITI

di lauracostantini00it (21/02/2007 - 08:42)

PAPA, IL MONDO SARA' SALVATO DALLE PAROLE?

NO, TESORO, DAI METEORITI!

(Citazione non testuale da una vignetta pubblicata dal Corriere della Sera)

Stamattina mi sono svegliata con il pensiero di APOPHIS in testa, avete presente quel sassolino che tra circa 29 anni dovrebbe passare a farci una visita? Quello. Non che la cosa mi renda felice, però riflettevo su quanto siamo anestetizzati dal cumulo di informazioni che ci piovono addosso tutti i giorni. Un masso della grandezza di un campo di calcio corre verso di noi, minacciando di realizzare scene che neanche DEEP IMPACT e, tutto sommato, non ci preoccupiamo per niente. Servirebbe a poco, direte voi. Vero, però almeno dovrebbe far riflettere sulle priorità della vita. Sull'opportunità di prendersela troppo per le beghe sul posto di lavoro (come faccio io). Di farsi venire il sangue amaro quando la cretinetta in SMART (si, quelle simpatiche vetturette che vengono vendute solo dietro esibizione di una patente certificata di "maleducato arrogante patologico"), con l'occhiale da sole fasciante all'ultima moda anche all'una di notte ti taglia la strada e ti alza pure contro il dito medio con unghia posticcia french-manicurata. Di lasciarsi andare alla depressione sulle note di GOCCE DI MEMORIA di Giorgia solo perché si ha voglia di assaporare il ricordo delle passate sofferenze. Di sentirsi incompresi e fuori posto in un mondo che non riconosciamo più.

Ed è a questo punto che l'ipotesi di APOPHIS dovrebbe cambiarci le prospettive, completamente. Il mondo, tra 29 anni, potrebbe non essere più questo cumulo di ingiustizie, di sopraffazione, di consumo che vediamo oggi... potrebbe essere molto peggio! La vignetta che ho citato all'inizio mi è sembrata così semplice eppure così significativa. Perché se ci fermassimo a pensare a quello che potrebbe succedere tra così poco tempo, potremmo diventare improvvisamente tutti migliori. Almeno così succede nei film catastrofici made in Hollywood. E allora mi viene un'idea strana: e se APOPHIS fosse una fortuna invece che una tragedia? E se la sola sua vicinanza creasse una sindrome da fine del mondo che ci aprisse gli occhi? Vuoi vedere che è vero che il mondo non lo cambiano le parole, ma i meteoriti?

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VOLTI DI DONNA

di lauracostantini00it (12/02/2007 - 08:55)

Sono volti di donna quelli che emergono dalla cronaca di questi giorni. E non sono volti felici.

Il volto tumefatto di Agnese, la diciassettenne appassionata di wind-surf cui è toccato in sorte assistere impotente all’esecuzione di due sue amiche da parte di due maschi, convinti che una donna non abbia il diritto di cambiare idea su un amore. Due omicidi premeditati, una donna che aveva scelto l’indipendenza e il mare di Capo Verde sepolta ancora viva mentre chiedeva pietà al suo aguzzino che diceva di amarla…

Il volto scavato nella pietra del dolore senza lacrime della vedova Raciti, che cammina in testa a cortei che non hanno comunque avuto il potere di fermare il dio calcio, così come lei non ebbe il potere quella sera di dire al suo Filippo: non andare. Era il suo lavoro mentre quello di questa donna giovane e indurita dal dolore è restare a casa a piangere chi non tornerà più.

Il volto sorridente della donna che parlava ai delfini e agli animali in genere. Un volto bello e pieno di vita che sorride dalle foto e sul quale un uomo (sono sempre uomini) ha infierito con un coltello, uccidendola nell’androne di casa per punirla del chiasso dei suoi cani, o forse del suo essere bella, realizzata, piena di amore e di gioia di vivere. Oggi anche queste sono colpe che si scontano con la vita, soprattutto se sei una donna.

Il volto bellissimo e artefatto di Anne Nicole Smith, la playmate erede di 500 milioni di dollari che è morta a 39 anni, forse perché si è tolta la vita, forse perché si è arresa. Voleva essere Marilyn Monroe ed è morta come lei, sola e disperata. Suo figlio maggiore se n’era già andato per un’overdose e lei non ha retto, nonostante fosse diventata di nuovo madre solo cinque mesi fa.

E per finire il volto dolcissimo e paffuto di Danieline, la figlia della playmate, la bambina più sfortunata del mondo sul cui corpicino, che vale 500 milioni di dollari e potrebbe valerne il doppio, si accaniscono tre aspiranti padri e una zia. Che schifo che fanno quegli uomini che oggi, con il cadavere di Anne Nicole ancora caldo, si azzuffano su chi, usando quella Barbie in carne ed ossa come gadget sessuale, sia riuscito per primo ad inseminarla, dando la vita a Danieline. Sbaglierò, ma fossi quella piccola e avessi la possibilità di scegliere, preferirei l’affetto di una madre in una capanna del terzo mondo. Magari morirei di stenti e di malattie entro i quattro anni, ma avrei avuto la gioia di un seno caldo cui aggrapparmi e di un paio di occhi pieni di amore.

Volti di donna. La dimostrazione che oggi, come ieri e come domani, nascere donna non è una fortuna. E, come canta Ligabue, le donne lo sanno, lo hanno sempre saputo.

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MAGNIFICHE SORTI E PROGRESSIVE

di lauracostantini00it (08/02/2007 - 08:45)

Dipinte in queste rive son dell'umane genti le magnifiche sorti e progressive... G. Leopardi

Pessimismo cosmico, ma quanto giustificato!! E' più di qualche giorno che mi frulla nel cervello un post disperato e disperante. Per lavoro leggo i giornali tutte le mattine e ogni riga di stampa, od ogni fotogramma di notiziario, erode la mia sempre più esigua fiducia nel genere umano: un uomo ucciso da un minorenne per una questione di tifo da stadio, un luogo incontaminato in Islanda che sta per essere distrutto per fare posto ad un'industria di estrazione e lavorazione dell'alluminio, uno dei luoghi più sacri degli aborigeni in Australia dove le trivelle intendono distruggere testimonianze della gioventù stessa dell'umanità per trovare idrocarburi. E poi: vicini di casa impazziti che per un cane che abbaia, un bambino che piange, una festa di troppo, una questione di confini di terreni, uccidono scaricando interi caricatori, vibrando decine di coltellate, rinunciando ad ogni residua speranza di umanità. E ancora: la genuflessione al dio calcio di governi e associazioni a dimostrazione che la vita di un uomo vale meno di una domenica davanti al teleschermo o sugli spalti a gridare arbitro cornuto; un ex premier che dopo essere stato sbugiardato in mondo visione dalla sua stessa moglie ancora parla e si permette di offendere gli omosessuali che, si sa, stanno tutti dalla parte opposta alla sua; un papa (si, lo scrivo minuscolo) che ad ogni occasione continua a pontificare (e chi meglio di lui) su argomenti che esulano dalla sua esperienza umana e invita a non abortire feti malformati; un intero continente, quello africano, dove i bambini sono prodotti di scarto destinati alla rottamazione dall'AIDS, dalle malattie più comuni, dalla povertà, dall'ignoranza; una religione, l'Islam, che medita di conquistare l'intero pianeta alla propria distorta visione di un dio maschio, ottuso, barbuto, sessista e innamorato della morte; due popoli, che poi sono uno solo, che si fanno reciprocamente saltare in aria in Palestina, ognuno arroccato alla propria ottusità, ai propri interessi, al proprio ingiustificato orgoglio di appartenenza a un popolo eletto, perpetuando all'infinito il rancore tra due fratelli, Isacco e Ismaele, figli dello stesso padre, Giacobbe, ma di due donne diverse (guarda che casini può combinare la poligamia!); una generazione di giovani completamente abbandonati a se stessi, fedeli alla propria tribù telefonica o graffitara o modaiola o tossica o chissà che altro perché non vogliono, non sanno, non possono essere fedeli a se stessi...

Leggo di questo, ogni giorno. Ogni giorno lo vivo sulla mia pelle. Perché alla base delle magnifiche sorti e progressive che ci siamo costruiti, ci siamo noi, la nostra reciproca mancanza di rispetto, l'homo homini lupus che si esprime nelle piccole cose: quando la persona che ti passa davanti non ti tiene aperta la porta, anzi, te la sbatte in faccia; quando l'automobilista che si pensa più furbo ti taglia la strada; quando ti fottono la fila al supermercato, quando il collega ti fa lo sgambetto, quando non ci si sposta dal bancone del bar anche se il caffè lo hai già preso e c'è una fila apocalittica. In poche parole, quando ci dimentichiamo che GLI ALTRI SIAMO NOI (questa è di Umberto Tozzi.)

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FRUSTRAZIONE

di lauracostantini00it (05/02/2007 - 08:54)

Andiamo a spiegare. Tanto per fare nome e cognome il nostro romanzo NEW YORK 1920 è stato pubblicato dalla Maprosti&Lisanti editori di Roma. Per inciso ce ne hanno già opzionati altri quattro, due per completare la trilogia storica iniziata con NEW YORK e altri due perché li hanno letti e apprezzati. Ci siamo? A questo punto chi legge potrebbe porsi la fatidica domanda che in romanesco puro suonerebbe così: che altro c...avolo volete?! E' vero, in un panorama a dir poco desolante, siamo state fortunate, anche se i nostri editori non hanno una distribuzione (vendiamo online, porta a porta, col passaparola, in qualche libreria e in profumeria). Loro hanno creduto in noi, sono disponibili, ma sono due neofiti pieni di entusiasmo che, spesso, si perdono dietro mille input senza poi seguirne nessuno in particolare. La frustrazione espressa dalla mia partner di tastiera nel suo post deriva da questo, dall'impressione di essere solo ed unicamente noi due a tirare veramente la carretta, a sbatterci per organizzare eventi, a sfruttare le mie conoscenze per trascinare qualche vip alle presentazioni, ad assicurare una campagna pubblicitaria praticamente a costo zero. Maprosti&Lisanti, che non possiamo che continuare a ringraziare perché NEW YORK 1920 è emerso dalle nebbie mentre i due romanzi precedenti, seppur pubblicati, sono rimasti lettera morta nei magazzini di sedicenti editori (un nome, tanto per non sputtanare nessuno: guardatevi da DESSI' di Riva di Chieri, a Torino. Si spaccia per editore, ha anche un sito EMILOGOS.COM, ma è un killer di libri e scrittori perché pubblica soltanto per prendere sovvenzioni!)... Maprosti&Lisanti, dicevo, hanno voglia di crescere come casa editrice, ma non si sono ancora affrancati da una mentalità da stampatori, quali erano in origine, e noi lo percepiamo. Il nostro sforzo dovrebbe essere quello di scrivere libri degni di essere letti. Invece, ultimamente, non facciamo altro che connetterci ad Internet, cercare nuove location per le presentazioni, inviare mail alle rubriche che recensiscono libri. Un lavoro da ufficio stampa che non ci compete e che non dovremmo fare... Ma così vanno le cose, credo, per tutti. Se è vero che Dan Brown, prima di sbancare il botteghino editoriale con il CODICE DA VINCI, girava nei mercati con i suoi libri nel cofano dell'auto, chi siamo noi per lamentarci? IT'S A LONG LONG WAY... o, come dicevano gli antichi romani nostri antenati, AD ASTRA PER ASPERA!

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IPOCRISIA

di lauracostantini00it (27/01/2007 - 14:09)

Ho appena visto una serie di tg nazionali e sono rimasta nauseata dall'ipocrisia della categoria cui appartengo: quella dei giornalisti. Immagino tutti conosciate la triste e vergognosa vicenda di Federica, la ragazza di sedici anni di Vibo Valentia che è morta causa un black-out durante una banale operazione di appendicectomia. Bene, quella ragazza, oltre a studiare danza classica, aveva un sogno che molti suoi coetanei hanno: diventare giornalista. Lei già scriveva sul giornalino scolastico, teneva un diario, prima o poi avrebbe aperto un blog e, se fosse vissuta, avrebbe scelto un corso di scienze della comunicazione. Sempre sperando un giorno di vedere la propria firma in fondo ad un articolo. Sperava di cambiare il mondo con le parole, Federica. Ebbene, i giornalisti si sono sentiti toccati da questa vicenda e hanno deciso, nella persona dell'Ordine (immagino quello della Calabria) di dedicare a Federica un premio giornalistico per giovani cronisti. Meritoria iniziativa, certo. Peccato che se Federica non fosse tragicamente scomparsa, quello stesso Ordine non avrebbe fatto assolutamente nulla per aiutarla a realizzare il suo sogno. Federica avrebbe preso la sua laurea e cominciato l'assurda trafila di collaborazioni assolutamente gratuite, di pellegrinaggi di redazione in redazione. Poi avrebbe conquistato una collaborazione retribuita. Si, a € 0,04 al rigo con un quotidiano, si sarebbe vista recapitare dopo tre mesi un assegno da € 70,00 e avrebbe passato gli anni a sperare, a mandare curricula, a pietire una raccomandazione. Invece Federica è morta, la stampa si è scatenata con il consueto tam tam contro la malasanità meridionale, i reportages si sono sprecati, microfoni sono stati infilati sotto il naso dei suoi poveri genitori, dei compagni di scuola, di quanti l'hanno conosciuta. Essere morta in modo così assurdo l'ha trasformata in un eroina, in una inviata speciale in pectore. Io non so come scriveva Federica, non so se il sogno di fare giornalismo lo avrebbe perseguito ad ogni costo, come ho fatto io e tanti altri. Non so neanche se avesse le qualità. Non lo so io, come non lo sa chi ha deciso di intitolarle un premio giornalistico. Ma Federica è morta e quindi ogni altra considerazione passa in secondo piano. Abbiamo perso una grande collega, hanno pensato quelli dell'Ordine, quindi cerchiamo di commemorarla. Se Federica fosse vissuta, invece, le avrebbero strappato i sogni e le illusioni, uno ad uno!

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ECO (non nel senso di Umberto...)

di lauracostantini00it (18/12/2006 - 08:44)

un’eco

 

un riflesso 

 

sensazioni e sentimenti 

 

lanciati 

 

apparentemente nel nulla 

 

eppure l’eco  

 

debole e forte  

 

calda e lontana  

 

ritorna  

 

ritorna sempre  

 

io non so quanto  

 

la voce lanciata  

 

abbia messo radici  

 

tu non sai quanto  

 

il muro che opponi 

 

sia fragile al suono  

 

o quanti di quei muri  

 

quel suono sia disposto  

 

a superare  

 

un’eco  

 

che viaggia tra noi  

 

un suono superfluo  

 

che ripete il già detto  

 

ma che non può fare a meno  

 

 di tornare  

 

indietro  

 

e rispondere  

 

io dico parole  

 

provo sentimenti  

 

tu no  

 

eppure l’eco mi torna  

 

di quelle parole  

 

 di quei sentimenti  

 

tu non sai più  

 

se rispondi perché devi  

 

 o perché vuoi  

 

io so che non devi  

 

che non vuoi  

 

ma l’eco torna  

 

sempre

 

 

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